Il Granducato Toscano del Rispetto, del Contributo e dell’Amore
Ogni tavola è aperta: gli Editori possono aggiungere integrazioni o sollevare questioni. Il progetto non ha lettori, ha coautori.
Prima di ogni regola, due garanzie
Tutto il resto del modello — tessera, ore, referendum — viene dopo queste. Valgono per chiunque, incondizionatamente: anche per chi non contribuisce, anche nel giorno peggiore della sua vita.
Un tetto per ognuno
Nessuno dorme fuori, mai. Chi resta senza casa ha subito un alloggio ponte, poi una casa con orto dal cantiere pubblico. La casa non si perde per nessun motivo amministrativo: si perde solo scegliendo di andarsene.
Tre pasti al giorno
Colazione, pranzo e cena garantiti a tutti: dall’emporio con la tessera, dall’orto, o in una delle 2.500 mense di quartiere — aperte a chiunque, senza domande, senza verifiche. Ci mangiano tutti, quindi non marchiano nessuno.
Niente soldi. Una tessera.
Il denaro sparisce. Al suo posto, ogni cittadino che contribuisce alla società riceve la Tessera del Contributo: con quella prende ciò di cui ha bisogno — e ciò che desidera — negli empori, nei laboratori, nei servizi. Quattro regole tengono in piedi tutto.
Si contribuisce, si riceve
Per avere la tessera serve un lavoro utile alla comunità: da 4 a 6 ore al giorno, con l’impegno di portare tutti a 4 entro il primo anno. Anche la cura di figli, anziani e persone fragili conta come lavoro. Bambini, studenti, anziani e chi non può lavorare hanno la tessera garantita.
La domanda guida la produzione
Ciò che le persone ritirano con la tessera dice cosa produrre e quanto. Se cresce la richiesta di pane, biciclette o dentisti, si aprono nuovi posti di lavoro in quei settori. Zero pubblicità, zero sprechi da sovrapproduzione.
Una casa e un orto per tutti
Chi non ha una casa la riceve, con un piccolo pezzo di terra da coltivare. Costruirle è uno dei grandi cantieri collettivi: materie prime, muratori, artigiani.
Niente tasse, scambio con l’esterno
Non ci sono tasse: i servizi si finanziano con le ore di tutti. Ciò che il territorio non produce (carburanti, medicinali, elettronica) si ottiene scambiando ciò che sappiamo fare meglio: vino, olio, moda, marmo, meccanica, ospitalità.
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Il ciclo del contributo
Al posto del ciclo del denaro, un ciclo di bisogni e ore di lavoro. Semplice come un girotondo.
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Ogni famiglia, un tetto e un orto
Nessuno resta senza casa. Chi non ce l’ha entra nel grande cantiere pubblico: case sobrie e ben fatte, ognuna con un fazzoletto di terra (circa 300 m²) per verdure, pollaio, alberi da frutto. Chi vive in appartamento ha una parcella negli orti di quartiere.
Il cantiere crea a sua volta lavoro: cave e fornaci per le materie prime, falegnami, muratori, idraulici, elettricisti — tutti contributi validi per la tessera.
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I servizi essenziali, per tutti, sempre
Niente ticket, niente rette, niente bollette: i servizi sono pagati con le ore di chi ci lavora.
Ospedali e cure
Sanità di prossimità: medici, infermieri, farmacie di comunità, assistenza a domicilio.
Scuole senza voti
Apprendimento libero e per tutta la vita: si va a scuola per imparare, non per il registro. Laboratori aperti a ogni età.
Vigili del fuoco e soccorso
Emergenze, protezione civile e prevenzione incendi nei boschi, presidiate a turni.
Strade e trasporti
Manutenzione continua, bus e treni gratuiti: muoversi non costa nulla, si contribuisce guidandoli.
Energia pubblica
Geotermia, sole e vento gestiti come bene comune; consumi pubblici e domestici coperti dal contributo collettivo.
Verde commestibile
Parchi e viali con alberi da frutto e ortaggi di libera raccolta, curati da squadre di giardinieri-contadini.
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Referendum di zona e sottozona
Niente denaro nella politica, solo voti. Le decisioni si prendono al livello più vicino a chi le vive:
Sottozona (quartiere o frazione, ~1.000–2.000 abitanti): orti, piazze, orari degli empori, piccole opere.
Zona (comune): scuole, trasporti locali, cantieri delle case.
Regione: ospedali, energia, ferrovie, accordi di scambio con l’esterno.
Ogni cittadino può proporre un referendum raccogliendo le firme del 5% della propria zona. Si vota con la tessera, in seggio o da casa.
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I numeri per la Toscana
Stime di massima per capire se il modello sta in piedi su una regione vera: 3,66 milioni di abitanti su 22.987 km².
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I nodi da sciogliere
Un modello serio guarda in faccia i suoi punti deboli. Eccoli, con le risposte possibili.
Chi fa i lavori pesanti?
Senza stipendi più alti, chi sceglie la fonderia o le fogne? Risposta del modello: orari ridotti per i lavori gravosi (4 ore contano come 6), rotazione volontaria, e forte investimento in macchine che li alleggeriscano.
Scarsità senza prezzi
Se una cosa è rara (una casa in centro, l’ultimo modello di bici), chi la ottiene? Senza prezzi servono liste d’attesa trasparenti, sorteggi e limiti per persona — regole scomode che il denaro oggi nasconde dietro il portafoglio.
La tessera è davvero “non denaro”?
Se registra cosa ritiri e con quali limiti, assomiglia a una contabilità. La differenza etica: non si accumula, non si presta con interesse, non si eredita, non compra il lavoro altrui. Ma va sorvegliata perché non rinasca un mercato nero.
Libertà e sorveglianza
Una tessera unica sa tutto di te. Servono regole ferree: dati anonimi per la pianificazione, nessun uso per punire, controllo dei cittadini sull’ente che la gestisce.
Il mondo fuori usa i soldi
Il baratto tra regioni è macchinoso: petrolio e microchip hanno prezzi mondiali. Servirebbe un ufficio scambi che vende l’export in valuta estera e compra l’import — un confine dove il denaro, di fatto, sopravvive.
Motivazione ed eccellenza
Cosa spinge a fare bene, senza carriera e bonus? Il modello scommette su tempo libero (25 ore!), riconoscimento sociale, mestieri scelti per passione. È la scommessa più grande: va verificata con sperimentazioni piccole prima che regionali.
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La giornata di Chiara, fornaia a Pistoia
Quattro ore di contributo, il resto è vita. Ecco com’è una giornata media nel Granducato.
Chiara apre il forno di sottozona con altri tre fornai. Farina dai mulini della zona, consegnata in sacchi a rendere. Il pane esce senza sacchetti: ognuno arriva col suo.
Contributo finito: 4 ore timbrate sulla tessera. Passa all’emporio con i suoi barattoli: pasta, olio e legumi sfusi dai dispenser, formaggio nel contenitore d’acciaio, latte nella bottiglia a rendere.
Pranzo alla cucina di quartiere con la figlia, che esce dalla scuola senza voti: oggi ha fatto laboratorio di falegnameria e astronomia, perché li ha scelti lei.
Un’ora nell’orto di casa: i pomodori vanno legati. Le bucce di ieri sono già nel compost di quartiere, che a primavera tornerà nell’orto come terriccio.
Porta il frullatore rotto alla Casa della Riparazione: lo sistemano davanti a lei. Al ritorno raccoglie due melagrane dal viale — gli alberi pubblici sono di tutti.
Assemblea di sottozona (20 minuti, da casa): si vota se trasformare il parcheggio dismesso in frutteto o campo da basket. Poi cena, amici, e un corso serale di ceramica. Gratis, ovviamente: l’insegnante sta facendo le sue ore.
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Il paniere annuo di un cittadino
Stime per persona all’anno, con l’origine prevista. Moltiplicate per 3,66 milioni di abitanti danno la domanda regionale che guida la produzione.
| Bene | A persona / anno | Da dove arriva |
|---|---|---|
| Pane e cereali | 120 kg | Grano di zona + import da scambio (la Toscana non è autosufficiente)Domanda regionale: ~440.000 t |
| Verdura | 160 kg | ~½ dagli orti familiari e di quartiere, il resto da aziende agricole comuniGli orti (500 km²) rendono ~500.000 t/anno |
| Frutta | 130 kg | Orti, alberi pubblici di libera raccolta, frutteti di zona |
| Latte e latticini | 180 kg | Caseifici comuni (pecorino incluso, ovvio) |
| Carne e pesce | 70 kg | Allevamenti di zona ridotti + pesca costiera; meno di oggi, per terra e salute |
| Olio d’oliva | 12 L | Frantoi comuni — e l’eccedenza è merce di scambio |
| Vino | 25 L | Cantine di zona; il grosso della produzione resta per l’export |
| Acqua domestica | 55 m³ | Acquedotti pubblici (150 L/giorno) |
| Elettricità domestica | 1.100 kWh | Geotermia + solare di comunità |
| Vestiti e scarpe | 6 kg | Opifici tessili durevoli + sartorie di riparazione. Oggi ne consumiamo ~15 kg: −60% grazie a qualità e riparazione |
| Mobili e oggetti | ~20 kg | Botteghe artigiane, biblioteche degli attrezzi, mercato del riuso |
⚠ Ordini di grandezza basati sui consumi medi italiani, corretti dalle regole del modello (autoproduzione, durabilità, niente pubblicità che gonfia i desideri).
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Dalle 400.000 imprese alle botteghe comuni
Oggi la Toscana conta circa 400.000 imprese registrate, in gran parte microscopiche, molte dedicate a vendere, pubblicizzare, fatturare. Senza denaro, la produzione si riorganizza in unità produttive comuni: stesse mani, stessi capannoni, meno doppioni. Chi ci lavora le gestisce, i consigli di settore le coordinano in base alla domanda delle tessere.
Spariscono: banche, assicurazioni, agenzie pubblicitarie, gran parte della logistica dei pacchi e dei negozi doppione — circa 130.000 persone da riorientare verso cura, cibo, riparazione e cantieri.
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Spazzatura quasi zero
Oggi ogni toscano produce circa 600 kg di rifiuti urbani l’anno — 2,2 milioni di tonnellate in regione, tra le più alte d’Italia. Nel modello la spazzatura non si “gestisce meglio”: semplicemente non nasce. Quattro regole obbligatorie.
1 · Il Kit del Cittadino
Ogni persona riceve ~30 contenitori standard a vita: barattoli e bottiglie di vetro (soffiati negli storici vetrifici di Empoli), contenitori d’acciaio, borse e sacchetti di tela. Sono registrati sulla tessera: se si rompono si sostituiscono, non si buttano. Produzione una tantum: ~110 milioni di pezzi.
2 · Obbligo di sfuso e vuoto a rendere
Negli empori è vietato l’imballaggio usa e getta: dispenser per pasta, legumi, olio, detersivi; latte, vino e conserve solo in 10 formati standard di vetro a rendere. Riporti il vuoto, ritiri il pieno. I 300 hub di zona lavano e rimettono in circolo tutto.
3 · L’organico non esce dal quartiere
Il 40% della spazzatura di oggi è cibo: bucce, avanzi, sfalci. Obbligo di compostaggio — nell’orto di casa o nella compostiera di sottozona — e ritorno alla terra come terriccio. Le mense cucinano su misura: cucinare per la domanda reale, non per lo scaffale, taglia gli sprechi alimentari.
4 · Riparare prima di sostituire
Un oggetto rotto va prima alla Casa della Riparazione; solo l’irreparabile va allo smontaggio per recuperare i materiali. Gli oggetti sono progettati per durare e per essere smontati — senza pubblicità e moda usa-e-getta, nessuno ha interesse a farli fragili.
Da 2,2 milioni di tonnellate a ~180.000 l’anno: niente più discariche in espansione, inceneritori quasi fermi. Il residuo è soprattutto sanitario e tecnico, trattato in sicurezza a livello regionale.
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Il lavoro creato dal ciclo dei materiali
Meno camion della spazzatura, più mani che lavano, riparano, compostano. Il saldo occupazionale del quasi-zero:
Le 4–6 ore valgono anche qui: i turni di lavaggio e smontaggio, più gravosi, contano ore piene con orario corto. E ogni oggetto riparato è un’ora di fabbrica risparmiata altrove.
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I nodi del quasi-zero
Igiene e sicurezza alimentare
Contenitori riutilizzati per cibo richiedono lavaggio certificato: gli hub devono lavorare come le cucine di un ospedale, con controlli campione. È il motivo per cui il lavaggio è centralizzato e non lasciato al singolo emporio.
Ciò che arriva da fuori
Medicinali, elettronica e ricambi importati arrivano imballati secondo le regole del mondo esterno. Serve un accordo negli scambi: resi degli imballaggi ai fornitori dove possibile, smontaggio e recupero materiali per il resto. È la fetta più dura del residuo.
La libertà di essere disordinati
Obbligare barattoli e compost tocca le abitudini quotidiane: c’è chi lo vivrà come una gabbia. Il modello risponde con comodità (hub vicini, ritiro dei vuoti a domicilio per anziani e disabili) prima che con sanzioni — che comunque vanno decise per referendum, non calate dall’alto.
Il tempo nascosto
Sciacquare, riportare, compostare costa minuti a tutti, ogni giorno. È lavoro diffuso non timbrato: va riconosciuto progettando bene — formati che si impilano, hub sulla strada di casa — perché un sistema scomodo verrebbe aggirato, e il mercato nero del sacchetto di plastica sarebbe un pessimo epilogo.
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La Toscana è già una potenza dell’export
Nel 2025 la Toscana ha esportato per 76,3 miliardi di euro — prima regione d’Italia in rapporto al PIL (53%). Ma attenzione: gran parte di quel numero è “di passaggio”. I farmaci (~22 miliardi) richiedono ~22 miliardi di materie prime importate; i lingotti d’oro di Arezzo (~9 miliardi) sono commercio di metallo, non lavoro toscano. Il modello ragiona sul valore netto: quanta valuta estera resta davvero in tasca dopo aver pagato gli ingredienti.
| Settore export | Vendite lorde | Valuta netta* | Note |
|---|---|---|---|
| Moda, pelletteria, tessile | 11 mld € | 7 mld € | Il mestiere-simbolo: cuoio, borse, scarpe, filati di Prato |
| Ospitalità ai visitatori esteri | 6 mld € | 5,5 mld € | Il turismo è un export che si consuma qui: quasi tutto resta |
| Meccanica, camper, ferroviario | 5 mld € | 3 mld € | Treni di Pistoia, camper della Valdelsa, componenti |
| Vino, olio, agroalimentare | 3,5 mld € | 3 mld € | Chianti, Brunello, olio: quasi tutto valore locale |
| Farmaceutica | 22 mld € | 3 mld € | Vende tanto ma importa quasi altrettanto in principi attivi |
| Gioielleria di Arezzo (senza lingotti) | 3 mld € | 1,5 mld € | Il lavoro orafo sì, la compravendita d’oro no |
| Carta e cartotecnica di Lucca | 2 mld € | 1,2 mld € | Cellulosa importata, lavorazione nostra |
| Marmo di Carrara e lapideo | 1,5 mld € | 1,2 mld € | Con quote e limiti ambientali decisi per referendum |
| Valuta estera guadagnata ogni anno | — | ~25 mld € | gestita dall’Ufficio Scambi Regionale |
*Stima: vendite meno il costo in valuta delle materie prime e componenti che quel settore deve importare per produrre. È la cifra davvero spendibile per i nostri bisogni.
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Cosa dobbiamo comprare dal mondo
Il fabbisogno annuo di ciò che il territorio non produce, perché tutti mangino regolarmente, abbiano energia, internet, tecnologia e trasporti.
| Voce di import | Costo / anno | Perché serve |
|---|---|---|
| Energia fossile di transizione | 3,0 mld € | Gas per l’industria, carburante per aerei e navi, riserva di reteScende a ~1,5 mld in 10 anni con l’elettrificazione |
| Cereali e alimenti mancanti | 1,5 mld € | La Toscana non è autosufficiente in grano e mangimi: ~300.000 t da importare perché nessuno salti un pasto |
| Metalli e chimica di base | 4,0 mld € | Acciaio, alluminio, polimeri, cellulosa: gli ingredienti della nostra manifattura |
| Macchinari e ricambi industriali | 2,5 mld € | Telai, presse, turbine: ciò che fa funzionare gli opifici |
| Elettronica, computer, telefoni, rete | 1,2 mld € | Un dispositivo a testa ogni 4–5 anni (riparabile!), server, fibra, antenne |
| Medicinali e dispositivi non prodotti qui | 1,0 mld € | Ciò che i nostri stabilimenti non coprono: nessuna cura può mancare |
| Bus elettrici, treni, ricambi veicoli | 1,8 mld € | La flotta pubblica gratuita va comprata e mantenuta |
| Fertilizzanti naturali e sementi | 0,5 mld € | Integrati dal compost del Vuoto Toscano (Volume 2) |
| Caffè, cacao, spezie, cotone | 0,8 mld € | Il caffè non si negozia: 3,66 milioni di persone ringraziano |
| Fabbisogno totale di import | ~16,3 mld € | coperto con ~2/3 della valuta guadagnata |
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I conti tornano, con margine
Guadagniamo ~25 miliardi l’anno in valuta, ne spendiamo ~16. Il surplus di ~9 miliardi non si accumula come profitto: si investe.
L’Ufficio Scambi Regionale
L’unico luogo dove il denaro sopravvive: vende l’export in valuta estera, compra l’import, pubblica ogni contratto. È diretto da un consiglio sorteggiato tra i cittadini e i suoi bilanci si votano per referendum. Dentro i confini, la valuta non circola mai.
Le scorte che non ci faranno mai fame
Con parte del surplus si costruiscono riserve strategiche: 6 mesi di cereali, medicinali e ricambi critici nei magazzini regionali. Se il mondo chiude i rubinetti — dazi, guerre, pandemie — la Toscana mangia, si cura e resta accesa comunque.
⚠ Il rischio vero non è il totale ma la concentrazione: l’export toscano dipende molto da moda e farmaceutica e dal mercato USA. Per questo il modello tiene attivi molti settori medi invece di puntare tutto sul più redditizio.
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Tutta l’energia, quasi tutta rinnovabile
Oggi la Toscana consuma ~20 TWh di elettricità l’anno, più gas per scaldarsi e carburanti per muoversi. Il piano: elettrificare quasi tutto — pompe di calore, bus e auto elettriche, cucine a induzione — portando la domanda elettrica a ~35 TWh, e coprirla così in 10 anni:
Aerei e grandi navi restano a carburante importato ancora per anni: è la voce fossile residua della lista della spesa, da ridurre con treni per i viaggi continentali.
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Internet e tecnologia come l’acquedotto
Fibra per ogni casa
La rete in fibra e le antenne diventano infrastruttura pubblica come le strade: connessione garantita a ogni abitazione, casolare compreso, gestita da ~3.000 tecnici di rete. Serve anche a far funzionare tessera, referendum da casa e coordinamento della produzione.
Un dispositivo a testa, fatto per durare
Ogni cittadino ritira con la tessera un telefono o computer standard, riparabile nelle Case della Riparazione, sostituito in media ogni 4–5 anni. Import: ~1,2 mld € l’anno tra dispositivi, server e apparati — il costo di tenere 3,66 milioni di persone connesse.
Officine digitali
I programmatori toscani (gestionali della tessera, piattaforma referendum, logistica degli empori) sono un contributo come gli altri — e il software si condivide aperto con le altre regioni che vorranno provare il modello: la miglior merce di scambio costa zero da spedire.
Ciò che non sappiamo fare
Chip, pannelli, batterie e macchinari biomedici arrivano dall’estero: è la ragione per cui l’export non è un optional ma il polmone del sistema. Regola aurea: mai dipendere da un solo fornitore o un solo Paese per un bene critico.
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La garanzia alimentare, in numeri
Mangiare regolarmente non dipende dalla tessera: è un diritto a monte, anche per chi non contribuisce. Ecco come 3,66 milioni di persone mangiano ogni giorno, tre volte al giorno:
| Fonte | Copre | Come |
|---|---|---|
| Aziende agricole comuni | ~60% | Cereali locali, latte, carne, ortofrutta di pieno campo: 250.000 contributori del cibo |
| Orti familiari e di quartiere | ~20% | 500 km² che rendono ~500.000 t l’anno di verdura e frutta |
| Verde pubblico commestibile | ~3% | 370.000 alberi da frutto e ortaggi liberi: la merenda è per strada |
| Import via Ufficio Scambi | ~17% | Grano e mangimi mancanti, pesce, caffè: 1,5 mld €/anno |
| Sicurezza | 100% | + 6 mesi di scorte regionali e 2.500 mense di quartiere sempre aperte |
Le mense di quartiere sono la rete di sicurezza finale: chiunque, in qualunque situazione, ha un pasto caldo. Nessuna verifica, nessuna coda della vergogna: ci mangiano tutti, quindi non marchia nessuno.
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I nodi degli scambi
Chi lavora per l’export lavora “per i soldi”?
La sarta che cuce borse per Tokyo fa le stesse 4–6 ore del fornaio: il suo prodotto diventa valuta solo alla frontiera. Ma il confine è delicato: l’Ufficio Scambi maneggia miliardi e va blindato con trasparenza totale e rotazione degli incarichi, o diventerà il posto dove il denaro rientra dalla finestra.
Dipendiamo dai gusti del mondo
Se la moda passa di moda o i dazi USA colpiscono (primo mercato: 12,4 mld), la valuta cala. Le difese: molti settori medi invece di uno solo, scorte per 6 mesi, e la capacità di ridurre l’import comprimendo il superfluo prima dell’essenziale.
Il paradosso farmaceutico
Il settore più scintillante dell’export toscano (22 mld) è anche il più dipendente dall’estero: quasi tutto il valore riparte per pagare i principi attivi. Il modello lo tiene soprattutto per un altro motivo: produce qui i farmaci che servono ai nostri ospedali.
Il prezzo giusto senza mercato interno
Come decidiamo se una tonnellata di grano importato “vale” più di un’ora di sarta? Ai confini i prezzi mondiali ce lo dicono loro; dentro, il costo reale delle cose va misurato in ore di lavoro e materie — una contabilità nuova, che va costruita e capita dai cittadini, non solo dagli esperti.
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Il primo giorno nessuno cambia mestiere
La regola d’oro della partenza: tutti continuano a fare il proprio lavoro, dove già lo fanno, ma con orario ridotto. L’infermiera resta in corsia, il meccanico in officina, la maestra in classe. Cambia solo la busta paga: sparisce, e al suo posto arrivano la tessera e le ore. Niente salti nel buio: il sistema si trasforma pezzo per pezzo, sotto gli occhi di tutti.
Il referendum e il censimento
La regione vota. Se passa, si censiscono lavori, case, terre e bisogni: la fotografia di partenza da cui la tessera erediterà tutto.
Stesso lavoro, meno ore, doppio binario
Tutti al proprio posto con orario in discesa a tappe: 6 ore al giorno nei primi mesi, 5 a metà anno, 4 entro il dodicesimo mese (i conti sono nella Tavola 24). La tessera parte affiancata all’euro per i beni essenziali: pane, latte, trasporti, cure. Chi lavorava in banche, assicurazioni e burocrazia fiscale mantiene tessera piena e inizia la formazione verso cura, cibo, cantieri e riparazione — nessuno viene lasciato indietro dal proprio settore che si spegne.
L’euro esce dalla porta
Orario ormai a regime di 4 ore. Gli empori passano allo sfuso e al Vuoto Toscano, le mense di quartiere aprono ovunque, l’Ufficio Scambi prende in mano import ed export. Dentro i confini l’euro non serve più a nulla.
I grandi cantieri
Le 60.000 case con orto, i 18 GW di solare, la rete delle Case della Riparazione: i progetti lunghi si completano con i lavoratori liberati dai settori spariti e dagli inattivi che entrano nel contributo.
Il freno di emergenza
Ogni fase si conferma con un referendum. Se qualcosa non funziona, si torna indietro di un passo — non si precipita: le due garanzie (tetto e tre pasti) restano attive in ogni scenario, anche nel peggiore.
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Se il televisore non c’è, si aspetta
Senza prezzi, la scarsità non sparisce: cambia forma. Un bene durevole che non è disponibile si prenota e si attende — ed è un’attesa giusta, perché la fila è uguale per tutti e la coda stessa dice alla produzione quanto fabbricarne.
La lista è pubblica e cieca
Prenoti il televisore con la tessera: vedi la tua posizione, la stima dei tempi e l’avanzamento della produzione. Nessuna corsia preferenziale, nessun favore: l’ordine è solo cronologico, con precedenza unicamente per necessità certificate (es. ausili per disabilità).
La coda è il nuovo prezzo
Nel vecchio mondo la scarsità si regolava col portafoglio: chi aveva di più saltava la fila. Qui si regola col tempo, che è distribuito equamente per natura: un mese di attesa pesa uguale per tutti. E una coda lunga è il segnale che accende nuovi turni in fabbrica o nuove trattative dell’Ufficio Scambi.
Cosa non va mai in coda
L’attesa vale per i beni durevoli e i desideri: televisori, mobili nuovi, la bici da corsa. Non vale mai per le garanzie: cibo, farmaci, cure, un tetto, riscaldamento. Se un essenziale scarseggia, si raziona equamente e si importa d’urgenza con le riserve in valuta — non si mette in fila la fame.
Prenotare è pianificare
Il lato bello dell’attesa: la produzione parte dalla domanda reale, non dalle previsioni di marketing. Niente magazzini di invenduto da buttare, niente sconti per svuotare gli scaffali — ogni televisore fabbricato ha già un salotto che lo aspetta. L’attesa media si accorcia proprio perché non si spreca nulla.
⚠ Il rischio da sorvegliare: se le attese diventano croniche (mesi per tutto), la fiducia crolla e nasce il mercato nero. La soglia è scolpita nella carta fondativa: nessuna attesa può superare le 4 settimane. Quando una coda la sfiora, spostare ore di contributo su quella produzione diventa priorità automatica.
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Sanità e anziani: dalla culla al tramonto
La cura è il settore più grande del Granducato: 180.000 contributori — più del triplo degli addetti sanitari di oggi, perché finalmente conta anche il lavoro di cura che oggi è invisibile e non pagato. E la regola delle 4 settimane vale prima di tutto qui.
Gli anziani: il contributo finisce, la tessera no
Dopo 40 anni di contributo (o a 65 anni), le ore obbligatorie finiscono e la tessera resta piena a vita, casa e orto compresi. Chi vuole può donare un “contributo leggero” — tutoraggio nelle scuole, orti, mense, compagnia ad altri anziani — che è volontario, riconosciuto pubblicamente, e aiuta a chiudere i conti delle 4 ore (Tavola 24). I nonni sono la riserva d’oro del Granducato.
Non autosufficienza senza rovina
Oggi una demenza può divorare i risparmi di una famiglia intera. Nel Granducato l’assistenza — domiciliare finché possibile, poi in piccole case-famiglia di quartiere da 10–15 posti, mai istituti-alveare — è un servizio come le strade. Il familiare che assiste timbra ore di contributo come chiunque altro.
La prevenzione è il sistema stesso
Turni da 4 ore, orti, cibo fresco, niente povertà, città camminabili, zero ansia da bollette: il modello è la più grande campagna di prevenzione mai fatta. Meno diabete, meno cuore, meno depressione — cioè, negli anni, meno ore di cura necessarie.
Salute mentale di prossimità
Uno psicologo di sottozona ogni ~3.000 abitanti (~1.200 in regione), accesso diretto senza etichette né ricette: ci si va come si va in biblioteca. Le 4 settimane massime valgono anche per l’anima.
Il paradosso buono: meno malati, medici migliori. Il Granducato è la più grande cura preventiva mai tentata — e intanto le università continuano a sfornare camici. I due flussi si incontrano così:
Dove vanno i medici “in più”?
Da nessuna parte: restano, e cambiano mestiere il giusto. Se i malati calano e i camici crescono, il tempo per paziente si allunga — visite vere da 20–30 minuti invece dei 10 contati di oggi — e le ore si spostano su prevenzione porta a porta, screening, ricerca nei poli di Siena e Pisa, e sulla copertura serena dei pensionamenti. Nel vecchio mondo meno pazienti significa reparti chiusi; nel Granducato significa medicina fatta bene.
La transizione della cura
Nei primi anni la domanda resta alta (gli acciacchi del vecchio mondo non spariscono per decreto) e i rinforzi servono tutti: neolaureati, precari assorbiti, specializzandi al lavoro. Poi, man mano che la prevenzione morde, il sistema non licenzia: accorcia le liste sotto le 4 settimane, allunga le visite, e ringrazia. È l’unico settore dove l’obiettivo dichiarato è avere sempre meno clienti.
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L’equazione delle 4 ore
Portare tutti a 4 ore al giorno entro un anno è la promessa più ambiziosa del Granducato. Rifacciamo i conti della Tavola 6 senza sconti — perché una promessa che non torna nei numeri è una bugia gentile.
Tre strade per farla tornare, da votare per referendum:
| Strada | Come funziona | Il conto |
|---|---|---|
| A · La settimana di 6 giorni | 4 ore al giorno, 6 giorni su 7 (24 h/settimana). Giornate cortissime, un solo giorno pieno di riposo — ma i servizi restano comunque aperti tutti i giorni a turni | 50 ÷ 24 = 2,08 mln ✓torna quasi esatto |
| B · 5 giorni + le riserve | 4 ore × 5 giorni per tutti, e il buco di 9 mln di ore si chiude con: contributo leggero dei nonni (~2 mln h), quinta ora volontaria di chi la offre (~2,5 mln h), automazione spinta (~4 mln h), taglio del non essenziale (~1 mln h) | ≈ 50 mln ✓torna, ma è fragile: dipende dai volontari |
| C · Accettare di produrre meno | 4 ore × 5 giorni, nessuna misura extra: si produce il 18% in meno di beni non essenziali | 41 mln ✗le code sforerebbero le 4 settimane: incompatibile |
Le difficoltà vere, dette chiaramente:
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Dove girano gli ultimi soldi, i muri sono di vetro
L’Ufficio Scambi è l’unico luogo del Granducato dove circola denaro: ~25 miliardi in entrata, ~16 in uscita, ogni anno. Per questo vive dentro Il Vetro: il supersito pubblico dove ogni cittadino vede ogni scambio, al massimo dettaglio, mentre accade. Nessuna eccezione, nessun segreto commerciale: chi vuole comprare o vendere col Granducato accetta di essere pubblicato.
Ogni contratto, riga per riga
Per ogni scambio: cosa (bene e qualità), quanto (tonnellate, pezzi), con chi (azienda e Paese), a che prezzo (totale e unitario, confrontato col prezzo mondiale del giorno), quando, su quale nave o treno, chi ha firmato per il Granducato e lo stato della consegna. In tempo reale, dall’offerta alla bolla di scarico.
Dati aperti, controllo diffuso
Tutto scaricabile da chiunque: studenti, giornalisti, pensionati curiosi. Se un prezzo pagato supera il prezzo mondiale oltre una tolleranza, il sistema lo segnala da solo in rosso e il firmatario deve spiegarsi pubblicamente entro 7 giorni.
500 revisori sorteggiati
Ogni anno 500 cittadini estratti a sorte (come i giurati) passano al setaccio i contratti con l’aiuto di revisori di mestiere. Gli incarichi all’Ufficio Scambi ruotano ogni 3 anni, non sono rinnovabili, e chi ci lavora ha la stessa tessera di tutti: non c’è niente da rubare che si possa spendere dentro i confini.
Anche il registro delle attese
Il Vetro ospita pure le liste d’attesa dei beni (Tavola 22) e delle visite (Tavola 23): ognuno vede la propria posizione e quella — anonima — di tutti gli altri. La fiducia nel sistema senza denaro si regge qui: se la fila è visibile, nessuno sospetta che qualcuno l’abbia saltata.
⚠ Trasparenza totale ha un costo: alcuni fornitori esteri rifiuteranno di essere pubblicati, e qualche affare si perderà. Il Granducato lo mette in conto: la fiducia dei cittadini vale più di uno sconto riservato.
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Prigioni severe, mai discariche umane
Il Granducato non può punire col portafoglio: niente multe, niente cauzioni, niente avvocati migliori per chi ha di più. Restano due monete: la libertà e le ore. E una promessa doppia: la pena è certa e severa per chiunque — e dentro le mura ci sono sempre interpreti, psicologi e medici, perché una prigione che rovina le persone le restituisce peggiori, e il conto lo paga la società.
Severa vuol dire certa
Nessuna impunità e nessuno sconto comprato: chi aggredisce, abusa o traffica sconta la pena per intero, deciso da giudici togati affiancati da giurie sorteggiate. Dentro, il contributo non si ferma: 4 ore al giorno di lavoro vero — officine, orti del carcere, manutenzione — perché nessuno vive del lavoro altrui, nemmeno da recluso.
La riparazione si misura in ore
Ogni condanna include un debito di riparazione verso la vittima o la comunità, contato in ore di lavoro: chi ha distrutto ricostruisce, chi ha ferito contribuisce alla cura. La vittima non deve chiedere nulla: il risarcimento è automatico, in beni e servizi tramite tessera.
Il reato più sorvegliato: il mercato nero
Vendere per denaro ciò che la tessera dà, saltare le file, corrompere all’Ufficio Scambi: sono i reati che attaccano il cuore del sistema, e sono trattati con la massima severità — perché rubano a tutti e riportano dentro il padrone che abbiamo messo alla porta. Il Vetro (Tavola 25) è la prima sentinella.
L’uscita è preparata, non improvvisata
Chi esce ha già ciò che fuori spegne la recidiva: una casa (garanzia assoluta), tre pasti, un lavoro assegnato prima della scarcerazione e lo stesso psicologo per il primo anno. Oggi la recidiva supera il 60%; ogni punto in meno sono vittime che non ci saranno.
⚠ Onestà: nessun sistema azzera il crimine, e i primi anni — con l’euro ancora vivo appena oltre confine — il contrabbando sarà la sfida più dura. Le frontiere del Granducato avranno più dogane che muri: il vero antifurto è una società dove rubare non conviene a nessuno.
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Banche e assicurazioni: chiudono le casse, non le persone
Senza denaro non c’è nulla da custodire, prestare o assicurare: banche e assicurazioni cessano di esistere come istituzioni. Ma dentro ci lavorano ~80.000 persone — bancari, assicuratori, commercialisti, consulenti fiscali, recupero crediti — con competenze preziose. La regola della transizione vale per loro più che per chiunque: nessun licenziamento, tessera piena dal primo giorno, formazione contata come ore di contributo.
| Chi era | Cosa sa fare | Cosa diventa |
|---|---|---|
| Sportellisti e cassieri (~20.000) | Accogliere, verificare, spiegare | Sportelli della tessera e degli empori: gli stessi volti dietro gli stessi banconi, ma senza contanti da contare |
| Contabili e back office (~18.000) | Far quadrare i conti | La contabilità delle ore e dei materiali: il libro mastro del Granducato, dagli empori all’Ufficio Scambi |
| Analisti del rischio e attuari (~8.000) | Prevedere cosa può andare storto | Pianificazione di produzione, scorte e code: sono loro a tenere ogni attesa sotto le 4 settimane |
| Assicuratori e liquidatori (~12.000) | Valutare danni, gestire sinistri | Protezione civile e prevenzione: mappano rischi di frane, incendi e alluvioni prima che accadano, e coordinano le riparazioni quando accadono |
| Commercialisti e fiscalisti (~15.000) | Navigare regole complesse | Guide dei cittadini nel nuovo sistema, revisori del Vetro, arbitri delle controversie sulle ore |
| Informatici bancari (~7.000) | Sistemi di pagamento sicuri | La spina dorsale digitale: piattaforma della tessera, registro delle attese, Il Vetro — chi proteggeva i soldi ora protegge la fiducia |
| ~80.000 persone | Nessuna sprecata | Riconvertite in 24 mesi, affiancando chi già fa il nuovo mestiere |
2.000 sportelli nel cuore dei paesi
Le filiali bancarie occupano i migliori angoli di ogni piazza toscana. Diventano ciò che serve a due passi da casa: empori di sottozona, sportelli della tessera, Case della Riparazione, sale per le assemblee. I caveau? Magazzini per le scorte di comunità: al posto dell’oro, l’olio.
L’assicurazione è il sistema stesso
La casa brucia? Il cantiere pubblico la ricostruisce. Il raccolto va perso? Le scorte e l’Ufficio Scambi coprono. Ti ammali? La cura è già gratuita. La mutualità totale è la polizza di ognuno — senza premi, franchigie o clausole scritte in piccolo. Resta un solo contratto vero: il Fondo Rischi in valuta (dentro il surplus della Tavola 16) per le responsabilità verso l’estero, navi e aerei compresi.
Debiti e mutui: l’azzeramento
Il giorno del passaggio, i debiti interni tra cittadini e banche si spengono con il denaro stesso: nessuno porta un mutuo nel Granducato, e nessuno porta una rendita. I debiti e crediti verso l’esterno vengono invece onorati e riscossi in valuta dall’Ufficio Scambi, alla luce del Vetro: il mondo deve potersi fidare della nostra firma.
Il rispetto per chi perde di più
Diciamolo: per un dirigente di banca questo è il peggior affare della storia — perde rendite, bonus e potere. Il Granducato non lo umilia: stessa tessera, stessa casa garantita, stesse 4 ore, e competenze che tornano utili. Il nome del progetto contiene la parola rispetto, e vale anche per chi il vecchio mondo lo rimpiangerà.
⚠ Il nodo vero: i risparmi. Chi ha da parte 10.000 € e chi ne ha 10 milioni entrano nel Granducato con la stessa identica tessera — è la scelta più radicale di tutto il modello. Il referendum fondativo deve dirlo a voce altissima prima del voto: qui l’eredità che conta non è più quella in banca, ma il mondo che si lascia.
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La tessera è la CIE. E a controllarla sono cittadini
Niente da inventare: l’Italia ha già in tasca la tecnologia perfetta. La Carta d’Identità Elettronica — o un clone nostrano costruito sullo stesso standard, stampato nel Granducato — ha chip, PIN, fotografia, impronta e funziona anche senza rete. La tessera del contributo vive lì dentro: un solo oggetto per identità, ritiri, prenotazioni e voto ai referendum. E accanto alla macchina, sempre, un essere umano.
Il gesto quotidiano
All’emporio, alla mensa, allo sportello: appoggi la tessera al lettore, il display dice solo sì o no — hai diritto al ritiro, oppure no. Il controllore vede il semaforo, non i tuoi dati: non sa cosa hai ritirato ieri, quante ore hai timbrato, niente. Verifica il diritto, non la vita.
I Controllori Civici: 8.000, a rotazione
Un corpo di ~8.000 cittadini formati — come gli scrutatori dei seggi — presta servizio a turni negli empori, nelle mense e agli sportelli: contributo ordinario di 4 ore, incarico di 2 anni non rinnovabile, mai nella propria sottozona. Il controllo diffuso e ruotante è l’anticorpo contro favoritismi e occhi chiusi tra vicini.
Doppia chiave contro gli abusi
Il controllore non può alterare nulla: il lettore registra, il controllore testimonia. Le anomalie (ritiri impossibili, tessere clonate, semafori forzati) finiscono nel Vetro in forma anonima e ai 500 revisori sorteggiati. Chi controlla è a sua volta controllato — a campione, senza preavviso.
Se la tessera si rompe o si perde
Nessuno resta mai senza: le due garanzie (tetto e tre pasti) valgono anche a mani vuote, con riconoscimento tramite documento o impronta allo sportello. La tessera nuova arriva in 48 ore dalla stamperia regionale — e la vecchia muore nel momento esatto in cui la denunci.
⚠ Onestà: un’identità digitale unica che apre tutto è comoda ed è pericolosa. Le regole della Tavola 7 (dati anonimi, nessun uso punitivo, controllo cittadino sull’ente gestore) qui diventano vitali: il Granducato deve scrivere nella carta fondativa che la tessera non può mai diventare uno strumento di sorveglianza dei comportamenti.
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Quanto aspetta chi oggi paga affitto o mutuo
Oggi in Toscana, su ~1,65 milioni di famiglie, circa 330.000 vivono in affitto (~20%) e circa 250.000 stanno pagando un mutuo (~15%). La risposta del Granducato per la stragrande maggioranza è una sola parola: subito — perché la casa in cui già vivi diventa la tua assegnazione, senza traslochi.
| Situazione di partenza | Famiglie | Cosa succede | Tempo |
|---|---|---|---|
| Ha un mutuo sulla casa in cui vive | ~250.000 | Il mutuo si spegne col denaro (Tavola 27): la casa è assegnata a chi la abita, punto | Giorno 1 |
| In affitto in una casa dignitosa | ~250.000 | L’affitto sparisce: la casa dove vivi diventa la tua assegnazione. Nessun trasloco, nessuna domanda | Giorno 1 |
| In affitto in alloggio inadeguato (sovraffollato, malsano) | ~70.000 | Priorità sul patrimonio vuoto ristrutturato e sulle case nuove del cantiere pubblico | 1–5 anni |
| Senza casa | ~10.000 | Alloggio ponte immediato (garanzia assoluta), poi casa con orto | Ponte: giorno 1 · casa: entro 2 anni |
| Vuole una casa diversa, con orto | a richiesta | Coda trasparente sul Vetro, come ogni bene durevole: si scambia o si attende il cantiere | 2–6 anni |
| Nessuno paga più per dormire | 1,65 mln | affitti e rate: 0 € dal primo giorno | Giorno 1 |
L’asso nella manica: le case vuote
La Toscana ha ~2,2 milioni di abitazioni per 1,65 milioni di famiglie: oltre mezzo milione tra case vuote e seconde case. È per questo che i tempi sopra sono corti: prima di costruire, si ristruttura e si riassegna l’esistente. Le 60.000 case nuove del cantiere (Tavola 3) servono soprattutto dove il vuoto non c’è o non è recuperabile.
E chi affittava? Parliamone chiaro
Il proprietario che viveva d’affitti perde la rendita: è il rovescio inevitabile del “nessuno paga per dormire”. Tiene la casa in cui vive, la tessera piena e — regola da votare al referendum fondativo — una seconda casa di famiglia per gli affetti. Le altre entrano nel patrimonio comune, con precedenza d’uso ai figli di chi le ha conferite. Dura? Sì. Ma è la stessa moneta della Tavola 27: nel Granducato si vive del proprio contributo, non del bisogno altrui.
⚠ Stime su dati di censimento e quote nazionali di affitto e mutuo applicate alla Toscana; il censimento dell’Anno 0 (Tavola 21) darà i numeri esatti, comune per comune.
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Considerazioni spontanee di chi ha fatto i conti
Trenta tavole di conti meritano una chiusura senza numeri. Queste sono le riflessioni oneste di chi ha costruito il modello — da leggere come si ascolta un amico, non un venditore.
Cosa mi convince davvero
I conti materiali tornano più di quanto immaginassi partendo: la Toscana ha già l’export, la geotermia, le case vuote, le competenze. La parte fisica del Granducato — nutrire, alloggiare, curare, scaldare 3,66 milioni di persone con 4 ore a testa — è ingegneria difficile ma possibile. E le due garanzie con la regola delle 4 settimane danno al sistema una cosa che al nostro manca: un pavimento sotto il quale nessuno può cadere.
Cosa mi preoccupa di più
Non l’economia: le persone. Il modello presume che quasi tutti, quasi sempre, scelgano di contribuire senza il pungolo del bisogno. La storia dice che molti lo fanno e alcuni no, e che i sistemi si giudicano da come reggono i secondi. Le prigioni severe e i controllori aiutano, ma se il dieci per cento si sfila, il peso cade sulle spalle degli altri — ed è lì, non nei bilanci, che i granducati muoiono.
Il potere non sparisce: trasloca
Abolito il denaro, il potere si sposta su chi scrive gli algoritmi della tessera, chi presiede l’Ufficio Scambi, chi definisce cosa è “essenziale”. Il Vetro, i sorteggi e le rotazioni sono le difese giuste — ma vanno difese a loro volta, ogni anno, per sempre. Un Granducato che smette di sorvegliare i propri custodi è già tornato un ducato e basta.
Il consiglio più sincero: iniziare piccoli
Prima della Toscana, un comune di 20–50.000 abitanti volontari, per 5 anni, con l’euro alla frontiera e il Vetro acceso dal primo giorno. Se le code restano sotto le 4 settimane, se la gente resta, se i conti delle 4 ore tengono — allora la regione. Un’utopia che accetta di essere misurata è l’unica che merita di essere tentata.
Sul nome, un’ultima cosa
Rispetto, contributo e amore non sono decorazione: sono criteri di collaudo. Il rispetto si misura in come il sistema tratta chi perde di più (il banchiere, il padrone di case) e chi sbaglia (il detenuto). Il contributo, in ore vere e code corte. L’amore, nel fatto che nessuno — nessuno — salta un pasto o dorme fuori. Se una di queste tre misure fallisce, il nome diventa una bugia: meglio saperlo prima di stamparlo sulle tessere.
E se non si facesse mai?
Anche allora, questo libro non è sprecato. Le mense aperte a tutti, il vuoto a rendere obbligatorio, le 4 settimane massime in sanità, il Vetro sugli appalti pubblici, il verde commestibile: ogni tavola contiene pezzi che funzionano anche dentro il mondo com’è. Le utopie servono così — non a traslocare in un altro mondo, ma a rendere inaccettabile il peggio di questo.
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Una busta per ogni famiglia toscana
Non solo imprenditori, sindacati, circoli e scuole: il progetto deve entrare in tutte le 1,65 milioni di case. Con la tariffa Pieghi di libri (1,45 €), la stampa (~1,50 €) e la busta (~0,20 €), ogni invio costa ~3,15 €.
| Scenario | Come | Costo |
|---|---|---|
| Busta a ogni famiglia | 1,65 mln di invii postali con copia cartacea completa | ~5,2 mln € |
| Scenario misto (consigliato) | 500.000 copie cartacee (famiglie con anziani, circoli, sale d’attesa, biblioteche) + porta a porta con volontari + PEC gratuita alle 400.000 imprese + versione web e social | ~2,0 mln € |
| Partenza dal basso | 50.000 copie per circoli, scuole e mercati + piattaforma web con il libro sfogliabile | ~180.000 € |
Il crowdfunding: Produzioni dal Basso
La piattaforma giusta esiste già ed è coerente con lo spirito del progetto: Produzioni dal Basso, la prima piattaforma di crowdfunding italiana (dal 2005), basata su donazioni e ricompense, senza filtri in ingresso — chiunque può registrarsi e pubblicare — e con una lunga storia di campagne civiche di quartiere. Modalità consigliata: “Raccogli tutto”, così ogni euro donato lavora comunque.
La campagna a tappe
Obiettivo 1 — 25.000 €: stampa pilota di 8.000 copie per circoli e scuole. Obiettivo 2 — 180.000 €: le prime 50.000 copie e il sito. Obiettivo 3 — 2 mln €: lo scenario misto, il Granducato in mezzo milione di case. Ricompense: la copia del libro, il nome nel colophon dei sostenitori, e la Tessera Onoraria numerata — la prima tiratura di un oggetto che un giorno potrebbe fare sul serio.
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Lettori, tessere, barattoli: la spesa per accendere il sistema
Prima che l’euro esca di scena, serve l’euro per costruire gli attrezzi del dopo. Ecco il conto della ferramenta della transizione, voce per voce:
| Voce | Quantità | Costo |
|---|---|---|
| Tessere del Granducato (standard CIE, con chip) | 3,66 mln × ~5 € | 18,3 mln € |
| Lettori POS-tessera | 40.000 × ~25 €: 6.000 negli empori, 5.000 nelle mense, 9.000 tra Case della Salute e sportelli, 15.000 su bus e treni, 5.000 di riserva | 1,0 mln € |
| Piattaforma digitale (tessera, code, referendum, Il Vetro) | sviluppo + primo anno | 25 mln € |
| Kit del Cittadino (barattoli, bottiglie, borse) | 110 mln pezzi × ~0,70 €, dai vetrifici di Empoli | 77 mln € |
| Dispenser dello sfuso per gli empori | 1.500 empori × 30 dispenser × 250 € | 11,3 mln € |
| Hub di lavaggio contenitori | 300 × ~400.000 € | 120 mln € |
| Compostiere di quartiere | 3.000 × ~15.000 € | 45 mln € |
| Formazione e materiali per la riconversione degli 80.000 | aule, laboratori, affiancamenti | 12 mln € |
| Scorte strategiche di partenza (6 mesi) | 150.000 t di cereali, farmaci, ricambi critici | ~800 mln € |
| Totale ferramenta della transizione | una tantum | ~1,1 mld € |
Per dare la scala: ~1,1 miliardi è meno di un decimo del bilancio annuale della Regione Toscana e circa il 4% della valuta netta che l’export genera in un solo anno (Tavola 14). Non è la spesa a fermare il Granducato: al massimo, sarà il coraggio.
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Chi arriva da fuori: trasferimento pacifico e in equilibrio
Un posto senza povertà attirerà il mondo, ed è giusto così: il Granducato accoglie in pace — ma in equilibrio, perché una casa promessa a tutti vale solo se c’è davvero. La regola è una: gli ingressi seguono le case pronte e le ore richieste, e il numero è pubblico sul Vetro, aggiornato ogni mese.
Le garanzie non chiedono il passaporto
Chiunque calpesti il suolo del Granducato — regolare, irregolare, di passaggio — ha da subito le due garanzie: un tetto ponte e tre pasti. Nessuno viene lasciato per strada mentre si decide il suo destino: la parola “amore” nel nome vale alla frontiera o non vale niente.
Il percorso in quattro tappe
1) Accoglienza, visita sanitaria e registrazione. 2) 90 giorni di benvenuto: corso di lingua, le regole del Granducato, affiancamento a una famiglia o sottozona. 3) Tessera provvisoria con il primo contributo: 4 ore al giorno come tutti, dal primo mese utile. 4) A 12 mesi, tessera piena e coda ordinaria per casa con orto. Stessi diritti, stessi doveri, stesso orologio.
La quota d’equilibrio
Stima iniziale: ~30.000 ingressi l’anno (meno dell’1% della popolazione), tarati su case ristrutturate e posti di contributo aperti. Se il cantiere accelera, la quota sale; se le code sfiorano le 4 settimane, rallenta. Chi fugge da guerra o persecuzione è fuori quota, sempre. E chi vuole andarsene, parte quando vuole: le porte del Granducato si aprono nei due sensi.
Pacifico davvero
Niente muri, niente eserciti alle porte: dogane per le merci (Tavola 26), sportelli per le persone. L’equilibrio non si difende coi fili spinati ma con la trasparenza: quando il numero di posti è pubblico e il percorso è certo, nessuno ha bisogno di uno scafista per bussare.
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Le fabbriche e le mani che il Granducato eredita
Il Granducato non parte da zero: parte da uno dei territori manifatturieri più densi d’Europa. Questo è l’inventario di ciò che già esiste — aziende, distretti e artigiani con la loro capacità produttiva. I marchi diventeranno opifici comuni, ma mani, macchine e saperi restano esattamente dove sono.
| Polo produttivo | Dove | Capacità annua (stime) |
|---|---|---|
| Farmaceutica e vaccini — GSK Vaccines, Eli Lilly, Menarini, Kedrion | Siena, Sesto F., Firenze, Lucca, Pisa | ~22 mld € di farmaci, vaccini e plasmaderivati; ~15.000 addetti — cura interna + primo motore di scambio |
| Moda e pelle — Gucci ArtLab, Prada, Ferragamo + ~1.200 concerie e pelletterie | Scandicci, S. Croce sull’Arno, Valdarno | ~1/3 della pelle conciata italiana; ~11 mld € tra borse, scarpe e abbigliamento |
| Tessile rigenerato — ~6.000 imprese | Prato | Capitale mondiale del riciclo della lana (cardato): la fabbrica naturale dei 6 kg di vestiti durevoli a testa |
| Carta e tissue — Sofidel, Lucart + ~100 cartiere | Piana di Lucca | ~1 mln t di carta tissue e cartone: circa l’80% del tissue italiano |
| Meccanica ed energia — Baker Hughes/Nuovo Pignone, Hitachi Rail, Piaggio, El.En | Firenze, Pistoia, Pontedera, Calenzano | Turbine e compressori, treni regionali, centinaia di migliaia di veicoli leggeri, laser industriali e medicali |
| Camper — Laika, Trigano e la filiera | Valdelsa | ~2 camper italiani su 3 nascono qui |
| Nautica — Azimut-Benetti, Perini e i cantieri | Viareggio | Superyacht: ~1 mld € di export ad altissimo valore artigiano |
| Marmo | Carrara e Apuane | ~1 mln t di blocchi l’anno — con quote ambientali da referendum |
| Vino e olio — Chianti, Brunello, Nobile, Bolgheri + frantoi | tutta la regione | ~2,6 mln hl di vino e ~15.000 t di olio |
| Vivaismo | Pistoia | Primo polo europeo di piante e alberi: la fabbrica dei 370.000 alberi da frutto pubblici |
| Vetro | Empoli | Bottiglie e vasi: la fabbrica del Kit del Cittadino (110 mln di pezzi) |
| Oro e gioielli — ~1.200 aziende orafe | Arezzo | Lavorazione orafa d’export (senza la compravendita di lingotti) |
| Geotermia — 33 centrali | Larderello, Amiata | 6 TWh l’anno, un terzo dell’elettricità regionale |
| + ~93.000 imprese artigiane diffuse | ogni comune | fornai, meccanici, sarti, falegnami, idraulici: il tessuto connettivo di empori e Case della Riparazione |
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Tutto ciò che entra, tutto ciò che serve, e la quadratura finale
L’ultima tavola è la più fitta di numeri, com’è giusto per un libro mastro. Tre conti: l’import voce per voce, il paniere completo di ogni cittadino, e la verifica finale delle ore.
1 · L’import, voce per voce
| Voce | Pro capite/anno | Totale/anno | Valuta |
|---|---|---|---|
| Grano e cereali | 82 kg | 300.000 t | 0,12 mld € |
| Mangimi e proteiche | 110 kg | 400.000 t | 0,15 |
| Pesce | 11 kg | 40.000 t | 0,30 |
| Caffè | 5,5 kg | 20.000 t | 0,12 |
| Cacao, zucchero, spezie, oli di semi | ~44 kg | 160.000 t | 0,31 |
| Gas per l’industria | 270 m³ | 1,0 mld m³ | 0,50 |
| Carburanti per aerei e navi + riserva di rete | ~110 kg | 400.000 t | 2,50 (in calo verso 1,5) |
| Acciaio | 135 kg | 500.000 t | 0,45 |
| Alluminio e rame | 22 kg | 80.000 t | 0,35 |
| Polimeri e chimica di base | 68 kg | 250.000 t | 0,45 |
| Cellulosa (per le cartiere di Lucca) | 270 kg | 1,0 mln t | 0,70 |
| Pelli gregge (per le concerie) | — | 150.000 t | 0,40 |
| Chip, dispositivi, server e rete | 1 dispositivo ogni 4–5 anni | ~800.000 pezzi | 1,20 |
| Pannelli e batterie (per 10 anni) | — | ~1,8 GW/anno | 1,40 |
| Medicinali finiti non prodotti qui | — | — | 1,00 |
| Bus elettrici, treni, ricambi | — | ~400 bus + 30 convogli/anno | 1,80 |
| Fertilizzanti organici e sementi | 27 kg | 100.000 t | 0,15 |
| Totale import essenziale | — | — | ~16,3 mld € ✓ (coerente con la Tavola 15) |
| Partita farmaceutica (principi attivi in ingresso) | — | — | ~20 in / ~22 out: viaggia da sola, in pari attivo |
2 · Il paniere completo di un cittadino
| Bene o servizio | Pro capite/anno | Totale regione |
|---|---|---|
| Cibo (tutte le voci della Tavola 9) | ~750 kg | ~2,7 mln t |
| Acqua domestica | 55 m³ | 200 mln m³ |
| Energia (domestica + quota di sistema) | ~9.600 kWh | 35 TWh |
| Trasporto pubblico gratuito | ~4.000 km | 14,6 mld km-persona |
| Visite mediche e screening | 6 + 1 | ~26 mln prestazioni |
| Pasti in mensa di quartiere | ~150 | 550 mln pasti |
| Vestiti e scarpe durevoli | 6 kg | 22.000 t |
| Mobili, oggetti, riparazioni | 20 kg + 4 riparazioni | 73.000 t + 15 mln riparazioni |
| Casa | ~35 m² a persona | ~2,2 mln abitazioni |
| Orto | 300 m² a famiglia | 500 km² |
| Connessione in fibra + dispositivo | 1 Gbit + 1 apparecchio | 1,65 mln allacci |
| Scuola e laboratori (per chi studia, a vita) | ~900 ore | ~470 istituzioni + laboratori diffusi |
| Kit del Cittadino | 30 contenitori (a vita) | 110 mln pezzi |
| Prezzo per il cittadino | 0 € — 4 ore al giorno | 50 mln ore/settimana |
3 · La quadratura finale delle ore
| Settore | Contributori | Ore/settimana (×24 h) |
|---|---|---|
| Industria e artigianato (export compreso) | 380.000 | 9,1 mln |
| Agricoltura e cibo | 250.000 | 6,0 mln |
| Costruzioni e manutenzione | 220.000 | 5,3 mln |
| Ospitalità e visitatori | 200.000 | 4,8 mln |
| Sanità e cura | 180.000 | 4,3 mln |
| Empori e distribuzione | 180.000 | 4,3 mln |
| Trasporti e logistica | 150.000 | 3,6 mln |
| Educazione | 120.000 | 2,9 mln |
| Cultura, sport, comunità | 90.000 | 2,2 mln |
| Digitale e coordinamento | 80.000 | 1,9 mln |
| Energia e acqua | 60.000 | 1,4 mln |
| Verde e ambiente | 60.000 | 1,4 mln |
| Emergenze, sicurezza, giustizia | 40.000 | 1,0 mln |
| Ricerca | 40.000 | 1,0 mln |
| Totale (strada A: 4 ore × 6 giorni) | 2.050.000 | 49,2 mln su 50 richiesti: quadratura al 98% |
Il 2% mancante è esattamente la misura del contributo leggero volontario di nonni e quinta ora (Tavola 24): il Granducato quadra se, e solo se, una piccola parte di noi dona un po’ più del dovuto. Che è, a pensarci, la definizione di ogni comunità che funziona.
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Nessuno resta con un pugno di carta
Il giorno del passaggio, in Toscana ci saranno milioni di contratti vivi: forniture tra aziende, ordini, leasing, appalti, caparre. La regola madre della transizione — scritta nella legge fondativa come Clausola Granducato — è semplice: la prestazione sopravvive, il prezzo muore. Chi doveva consegnare, consegna; chi doveva costruire, costruisce; e nessuna promessa fatta al mondo esterno viene tradita. Ecco il destino di ogni tipo di contratto:
| Contratto in corso | Cosa succede al Giorno 1 | Chi garantisce |
|---|---|---|
| Fornitura tra imprese toscane (es. il mulino che deve 100 t di farina al forno) | Si converte automaticamente in impegno di consegna: la farina arriva alle stesse date, contabilizzata in ore e materiali invece che in euro | Consigli di settore |
| Debiti e crediti tra imprese toscane | Camera di compensazione della transizione: in 24 mesi tutti i dare/avere interni si nettano tra loro e il residuo si estingue insieme al denaro — come i mutui delle famiglie (Tavola 27) | Camera di compensazione |
| Ordini export già firmati (le borse per Tokyo, i vaccini per Dublino) | Onorati alla lettera, alle stesse date e agli stessi prezzi: l’Ufficio Scambi subentra come controparte legale e incassa la valuta, tutto pubblicato sul Vetro | Ufficio Scambi |
| Forniture import in corso (materie prime, macchinari ordinati) | Pagate in valuta alla scadenza pattuita: il fornitore estero non si accorge di nulla, se non che il nuovo intestatario è il Granducato | Ufficio Scambi |
| Leasing e noleggi di macchinari da società estere | Riscattati o proseguiti in valuta, macchina per macchina: nessun telaio si ferma per una clausola | Ufficio Scambi |
| Contratti di lavoro dipendente | Sostituiti dalla legge del contributo: stesso posto, orario in discesa verso le 4 ore, anzianità e ferie maturate riconosciute e convertite in ore di riposo | Legge fondativa |
| Affitti commerciali di negozi e capannoni | Si spengono col denaro: chi lavora in quei muri continua a lavorarci, i muri entrano nel patrimonio comune come le case (Tavola 29) | Legge fondativa |
| Appalti pubblici in corso (strade, scuole, ospedali in costruzione) | Il cantiere non si ferma un giorno: stessi operai, stessi progetti; la parte economica si chiude con saldo in euro dal fondo di transizione al Giorno 1 | Fondo di transizione |
| Caparre e acconti dei clienti (la cucina ordinata, il matrimonio prenotato) | Doppia scelta del cliente prima del passaggio: consegna garantita del bene/servizio, oppure rimborso in euro finché l’euro esiste | Camera di compensazione |
| Licenze, brevetti e software di titolari esteri | Se servono, si pagano in valuta come ogni import; quelli di titolari toscani diventano patrimonio comune, con menzione d’onore perpetua all’inventore | Ufficio Scambi |
| La regola madre | La prestazione sopravvive, il prezzo muore — e verso l’estero, la firma del Granducato vale come oro | Clausola Granducato |
Perché la finestra dura 24 mesi
È il tempo del doppio binario (Tavola 21): finché l’euro circola per gli essenziali, la camera di compensazione può nettare i conti tra imprese con calma contabile, non con un’accetta. Al mese 24 il registro si chiude, si pubblica sul Vetro, e ogni pendenza interna residua si estingue per legge — tutti insieme, nessuno prima, nessuno dopo.
Il nodo onesto: chi ci perde
Chi aveva crediti verso altre imprese toscane più grandi dei propri debiti perde la differenza — come il risparmiatore della Tavola 27. È il prezzo d’ingresso di chi stava vincendo al vecchio gioco. La contropartita è scritta in tutto il libro: tessera piena, casa, zero debiti a vita, e mai più un cliente che non paga.
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Chi vorrà screditarlo, boicottarlo, fermarlo
Un progetto che spegne rendite, interessi e poteri avrà nemici: sarebbe ingenuo non prevederli e sbagliato trattarli tutti allo stesso modo. La bussola è una: il dissenso è sacro, il sabotaggio no — e la miglior difesa del Granducato è non avere segreti.
Gli scettici in buona fede: benvenuti, anzi arruolati
Sul Vetro vive il Registro delle Critiche: chiunque può depositare un’obiezione, e ogni critica fondata riceve risposta pubblica entro 30 giorni — o diventa una tavola nuova del libro, col nome di chi l’ha sollevata. Il critico migliore dell’anno finisce nel colophon. Un’utopia che ha paura delle domande è già una menzogna; questa le colleziona.
Chi vuole screditare: si risponde coi numeri, mai col bavaglio
Arriveranno campagne, mezze verità, paure agitate ad arte (“vi toglieranno la casa”, “sarà la Corea del Nord del Chianti”). La difesa: dati aperti scaricabili da chiunque, risposte pubbliche puntuali, porte spalancate a giornalisti e studiosi ostili — e soprattutto il comune pilota, che smentisce o conferma meglio di mille comunicati. Mai querele intimidatorie, mai censura, mai liste di nemici: il progetto che tratta gli oppositori da traditori ha già tradito il proprio nome.
Chi vuole boicottare l’economia: la ricchezza vera non scappa
Fuga di capitali? I numeri sui conti possono partire la sera prima: dentro il Granducato non valgono nulla, e ciò che conta — le terre, le fabbriche, le mani, i saperi — non entra in un bonifico. Fornitori esteri che rifiutano? Mai un solo fornitore, mai un solo Paese per un bene critico, e 6 mesi di scorte per negoziare senza fame. Aziende che minacciano di delocalizzare? Libere di farlo: si portano via il marchio, restano i capannoni, i macchinari a fine leasing e — quasi sempre — i lavoratori, che qui hanno casa, orto e 4 ore.
Chi vuole sabotare da dentro: il dolo è reato, la lentezza no
Il burocrate scettico che lavora svogliato non è un nemico: è un cittadino da convincere, e i sorteggi e le rotazioni impediscono che un ufficio ostile blocchi tutto. Diverso è il dolo — dati falsificati, tessere manomesse, scorte fatte sparire: quello è sabotaggio del bene comune, il reato più sorvegliato (Tavola 26), scoperto in fretta perché ogni registro è di vetro. La linea è netta: puoi remare contro con le idee quanto vuoi; non con le mani.
Il muro istituzionale: pazienza costituzionale
Stato e UE potranno dire no, a lungo. La risposta non è mai la scorciatoia: è la via legale, testarda e trasparente — il comune pilota che non richiede permessi speciali, i referendum che si ripetono, i pezzi del modello (mense aperte, vuoto a rendere, 4 settimane in sanità, il Vetro sugli appalti) che si installano intanto nel mondo com’è, e dimostrano. Il Granducato non sfonda i muri: li rende, anno dopo anno, imbarazzanti.
L’arma segreta: i primi mille giorni
Nessuna campagna di discredito regge davanti a un fatto semplice e verificabile: gente che vive bene. Se nei primi mille giorni del pilota le code stanno sotto le 4 settimane, nessuno salta un pasto e la gente resta, gli avversari resteranno con gli slogan in mano. Se invece i conti non tengono, avranno avuto ragione loro — e il Registro delle Critiche lo dirà per primo. È questa simmetria a rendere il progetto serio: accetta di perdere, per meritare di vincere.
Il manuale anti-boicottaggio: minaccia per minaccia
Prevedere il boicottaggio non basta: servono le contromosse pronte, scritte prima che serva usarle. Eccole, scenario per scenario:
| Minaccia | Contromossa | Chi la attiva |
|---|---|---|
| Fornitori esteri che rifiutano di vendere (embargo di fatto) | Regola dei 3×2: per ogni bene critico, almeno 3 fornitori in 2 continenti, con contratti pluriennali firmati prima del Giorno 1. Scorte raddoppiate (12 mesi) per farmaci e ricambi vitali. E per ogni import critico, un piano B di produzione interna già progettato | Ufficio Scambi |
| Clienti esteri che smettono di comprare il nostro export | Nessun mercato oltre il 20% delle vendite, mai. Puntare su ciò che non ha cloni (Brunello, superyacht, pelletteria d’arte) e sul turismo, l’export che il boicottatore dovrebbe negare a sé stesso. In riserva: 2 anni di import essenziale coperti dal fondo in valuta | Consigli di settore |
| Banche estere che bloccano i pagamenti in valuta | Conti operativi presso banche di più Paesi e circuiti diversi, riserve fisiche (valute e metalli) nei caveau ex bancari, e il clearing bilaterale: scambio diretto merce-contro-merce con regioni e Paesi amici, registrato sul Vetro, che non passa da nessuna banca | Ufficio Scambi |
| Blocco logistico di porti e valichi | Livorno è in casa: porto, interporto e ferrovia dentro i confini. Accordi di riserva con porti alternativi (Genova, La Spezia, Civitavecchia) e rotte ferroviarie multiple. Le scorte comprano il tempo di ogni negoziato | Trasporti e logistica |
| Serrata: imprenditori e negozianti che chiudono per protesta | La serrata è un diritto, non un veto: nessuno è obbligato a conferire l’azienda al Giorno 1 — chi vuole restare in euro opera nel doppio binario dei 24 mesi. Ma se chiude davvero, i lavoratori (che hanno già casa, tessera e zero ricatti) possono rilevare l’attività come opificio comune: la saracinesca abbassata di uno non affama più nessuno | Camera di compensazione |
| Fuga dei professionisti chiave (medici, tecnici corteggiati da fuori) | Andarsene è libero, sempre. Ma prima del referendum si firmano i Patti di Permanenza volontari (impegno morale pubblico di 3 anni), e la contro-offerta del Granducato è concreta: 4 ore, casa, zero burocrazia, il mestiere fatto bene. In parallelo: formazione accelerata dei sostituti e porte aperte ai professionisti esteri (Tavola 33) | Consigli di settore |
| Accaparramento e svuotamento dei magazzini prima del Giorno 1 | Le scorte strategiche si comprano prima dell’annuncio del referendum, a prezzi normali. Il censimento dell’Anno 0 fotografa i magazzini: chi svuota per speculare si troverà a vendere a un Granducato che ha già comprato altrove — e il suo nome sul Vetro | Fondo di transizione |
| Attacco informatico alla tessera e alla piattaforma | La tessera funziona anche offline (il chip verifica senza rete), i dati vivono in 3 data center indipendenti più un registro cartaceo di emergenza per le due garanzie. E se tutto si spegne: tetto e tre pasti si danno a vista, senza tessera — il sistema degrada con gentilezza, mai con la fame | Digitale e coordinamento |
| Strangolamento politico (fondi statali tagliati, ostilità normativa) | Piano di autosufficienza calcolato prima del voto: il Granducato non chiede trasferimenti, onora i debiti verso lo Stato in valuta e paga ciò che deve alla luce del sole. Difficile strangolare chi non ti deve niente, paga puntuale e pubblica tutto | Legge fondativa |
| La regola di tutte le contromosse | Mai rappresaglie, mai segreti, mai fame usata come arma — nemmeno contro chi la userebbe con noi. Si vince durando, non colpendo | Il nome stesso del progetto |
Il manuale anti-diffamazione: le 14 aggressioni note e cosa fare
Screditare un movimento è un mestiere con tecniche documentate e ricorrenti. Chi le conosce in anticipo non le subisce: le riconosce, le nomina in pubblico — e così le disinnesca. Ogni riga di questa tabella descrive un attacco realmente usato contro movimenti civici, e la contromossa che il Granducato adotta.
| Attacco | Come si manifesta | Contromossa del Granducato |
|---|---|---|
| 1 · L’etichetta che uccide | Una sola parola-marchio ripetuta finché diventa sinonimo del progetto: “comunisti”, “setta”, “utopisti”, “no-euro”. Ripetuta abbastanza, l’etichetta sostituisce il contenuto e non serve più discutere il merito | Mai rincorrere l’etichetta: rispondere sempre con un fatto verificabile e una cifra. E prevenire con un glossario ufficiale sul Vetro che dice cosa il progetto è e cosa non è, aggiornato e citabile da chiunque in 10 secondi |
| 2 · L’attacco alla persona | Non si discute l’idea, si smonta chi la porta: vita privata, precedenti, orientamenti, “chi è costui per parlare”, la frase di dieci anni fa estratta dal contesto. Colpisce autori, portavoce e volontari | Il progetto non ha capi. Portavoce a rotazione, autori che non ricavano nulla per Carta (art. 19), e la regola d’oro: attaccate pure noi, i conti restano lì. Un’idea firmata da mille persone non si decapita |
| 3 · Astroturfing | Finto movimento dal basso: profili plausibili, invecchiati apposta, che simulano un’ondata di cittadini “spontaneamente” contrari. L’obiettivo è farti sentire in minoranza e farti dubitare di te stesso | Solo adesioni verificate e pubbliche (nome, comune, data) sul Vetro: la nostra base è contabile, la loro no. E ogni ondata sospetta viene analizzata pubblicamente per data di creazione degli account e orari di pubblicazione |
| 4 · Brigading e sciami di troll | Decine di account che invadono un post, sommergono i commenti, provocano fino a far sbottare qualcuno — e poi usano quella risposta come prova che “sono aggressivi” | Regola del terzo messaggio: si risponde due volte con dati, alla terza si smette e si segnala. Moderazione formata, nessuno risponde da solo, e mai insulti dai nostri account: la provocazione funziona solo se abbocchi |
| 5 · Il caso singolo generalizzato | Si trova un aderente che sbaglia — o una comunità sperimentale finita male in passato — e lo si presenta come la natura del progetto: “ecco cosa succede davvero in queste comunità” | Anticiparlo noi: il libro già cita i fallimenti delle comunità chiuse e spiega perché il Vetro, le rotazioni e le porte aperte in uscita esistono proprio per questo. Chi ha già confessato non può essere smascherato |
| 6 · La citazione mutilata | Mezza frase presa dal libro e messa in prima pagina senza il seguito: “vogliono espropriare la vostra casa”, “aboliscono la proprietà”, “sarà obbligatorio per legge” | Tutto è pubblico e numerato. A ogni citazione si risponde con “Tavola X, riga Y, leggetela intera” e il link diretto. Un testo aperto e paginato è la peggior preda per chi taglia le frasi |
| 7 · Il finto esperto | Un economista o un opinionista presentato come neutrale demolisce i conti in tre minuti di TV, senza contraddittorio e senza citare una cifra | Un albo pubblico di venti revisori indipendenti (economisti, agronomi, ingegneri) che hanno letto i conti e ne rispondono; disponibilità immediata al contraddittorio; e la richiesta educata e implacabile: quale numero, di quale tavola, è sbagliato e perché? |
| 8 · La paura sul portafoglio | Il messaggio più efficace di tutti, perché tocca tutti: “vi prendono i risparmi”, “vi tolgono la pensione”, “perderete la casa dei nonni”. Mezza verità gonfiata a catastrofe | La verità detta prima e più forte di loro, in una pagina unica “Cosa perdi e cosa guadagni”: la casa in cui vivi è tua dal giorno 1, la pensione diventa tessera piena a vita, e sì — i grandi patrimoni finanziari non valgono più nulla dentro i confini. Detto da noi è onestà; detto da loro sarebbe una bomba |
| 9 · Querele bavaglio (SLAPP) | Cause legali costose e pretestuose per intimidire e prosciugare: l’Italia è il paese europeo con più querele temerarie, oltre un quarto dei casi dell’Unione | Fondo legale comune alimentato dal crowdfunding, assicurazione di tutela legale per volontari e portavoce, un legale di riferimento, e la protezione della Direttiva europea anti-SLAPP. Regola ferrea: noi non querelamo nessuno, mai — nemmeno chi ci diffama |
| 10 · Soffocamento algoritmico | Portata ridotta, contenuti declassati, account segnalati in massa fino alla sospensione automatica, video rimossi “per errore” nel momento peggiore | Mai una sola casa. Sito proprio + newsletter + PDF scaricabili + carta stampata + serate nei circoli. Se domani sparissero tutti i social, il Granducato circolerebbe lo stesso: è nato apposta su carta |
| 11 · Il silenzio | L’arma più efficace e la meno visibile: non attaccare, ignorare. Nessuna intervista, nessuna menzione, nessun trafiletto — e il progetto muore di afonia | Non chiedere il palco: costruirlo. Serate nei circoli, mercati, radio locali, scuole, il pilota che produce fatti verificabili. Un frutteto pubblico che dà mele è una notizia che prima o poi qualcuno racconta |
| 12 · Il falso amico | Qualcuno aderisce, si fa portavoce e poi dice in pubblico enormità che ci vengono attribuite — per ingenuità o per mandato | Solo i portavoce indicati dall’assemblea parlano a nome del progetto, con elenco pubblico e aggiornato sul Vetro. Tutti gli altri parlano a titolo personale, e lo dicono. Smentite rapide, pubbliche e senza rancore |
| 13 · Il finto scandalo sui soldi | Insinuazioni sulla raccolta fondi: “chi ci guadagna”, “dove finiscono i soldi”, “quanto si intasca chi l’ha scritto” | La risposta è già scritta e non si può smentire: rendiconto pubblico riga per riga, licenza libera sul modello, e l’articolo 19 che vieta agli autori qualunque profitto. Chi accusa di lucro un progetto che ha rinunciato al lucro per statuto si smentisce da solo |
| 14 · Il deepfake e il video ritoccato | Un finto audio o video di un portavoce; oppure trucchi a bassa tecnologia — rallentare una clip, tagliare una frase, usare immagini di altri eventi come prova di violenze | Ogni contenuto ufficiale è pubblicato solo dal sito, datato e archiviato: se non è lì, non è nostro. Registro pubblico dei video autentici, smentita entro due ore con link all’originale integrale, e nessuna esitazione a denunciare i falsi ai fact-checker |
| La regola che le tiene insieme | Non rispondere all’attacco: rispondere con il fatto. Non alzare la voce: alzare la trasparenza. E ricordare che ogni ora spesa a difendersi è un’ora tolta al pilota — che è l’unica risposta che vale davvero | |
La squadra di verità
Dieci volontari formati, a rotazione: monitorano ciò che si dice del progetto, verificano prima di reagire, tengono un archivio pubblico delle bugie e delle rispettive smentite con data e fonte. Non litigano: documentano. Alla fine dell’anno, l’archivio è di per sé il miglior racconto di chi ha attaccato e perché.
Il protocollo delle 48 ore
Prima ora: verificare se l’accusa contiene qualcosa di vero (spesso sì, ed è la parte che va corretta subito). Sei ore: risposta pubblica con dati, mai polemica. Ventiquattro: proporre contraddittorio a chi ha attaccato, in pubblico. Quarantotto: tornare al lavoro. Nessuna guerra dura più di due giorni, o siamo diventati quello che combattiamo.
L’errore da non fare mai
Rispondere all’insulto con l’insulto, allo scherno con lo scherno, alla menzogna con un’altra menzogna “tanto lo fanno anche loro”. Il giorno in cui il Granducato mente per difendersi, ha già perso: il suo unico vero patrimonio è che i conti sono veri e le pagine sono aperte. Difendere quel patrimonio vale più che vincere una discussione.
E se l’attacco ha ragione?
Allora è un regalo. Va nel Registro delle Critiche col nome di chi l’ha sollevato, diventa una tavola nuova, e si ringrazia pubblicamente — anche se chi ci ha colpito lo ha fatto in malafede. Un progetto che corregge sé stesso in pubblico è inattaccabile: si può mentire su un’utopia rigida, non su una che si riscrive ogni anno davanti a tutti.
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I grandi proprietari terrieri: prima convincerli, poi — per legge — espropriare
In Toscana poche migliaia di grandi aziende — casate storiche del vino, fondi, banche, enti — controllano una fetta enorme dei ~750.000 ettari coltivati. Il Granducato ha bisogno di quella terra per orti, case e cibo. La strada è una scala a quattro gradini: si sale solo se il gradino prima non è bastato, e a nessun gradino c’è mai violenza.
| Gradino | Come funziona | Per chi |
|---|---|---|
| 1 · Il Patto del Custode | Chi conferisce volontariamente resta custode a vita della propria terra: dirige la tenuta diventata opificio comune, la famiglia tiene la casa padronale e il nome resta sul cancello per sempre (“Tenuta X — bene comune del Granducato”). Un seggio nel consiglio di settore, il ruolo di maestro per i giovani, e l’onore di chi ha scelto per primo | Chi ama la sua terra più della rendita |
| 2 · L’argomento freddo | Col denaro muore anche la rendita: senza braccianti da pagare né mercato interno a cui vendere, un latifondo trattenuto è un peso morto che nessuno lavora. Conferire è l’unico modo perché la terra continui a vivere — e a portare il tuo nome | Chi ragiona coi numeri |
| 3 · L’uscita in valuta | Chi vuole andarsene vende la terra all’Ufficio Scambi a prezzo di mercato pre-transizione, pagato in valuta estera, rateizzato sul fondo in valuta. Se ne va ricco e in pace: nessun rancore, la porta resta aperta | Chi preferisce il vecchio mondo |
| 4 · L’esproprio, per legge e con indennizzo | Per chi non sceglie entro i 24 mesi: esproprio deliberato per referendum, con indennizzo (in valuta o in diritti d’uso), ricorso davanti a giudici terzi, e priorità alle terre incolte o abbandonate. Non è un’invenzione: la Costituzione italiana (artt. 42 e 44) già prevede espropri per utilità pubblica e limiti all’estensione della proprietà terriera — e la Toscana l’ha già fatto davvero, con la riforma agraria del 1950 che smontò i latifondi della Maremma e li diede alle famiglie | Chi non decide |
| Ciò che non accadrà mai | Confische notturne, espropri punitivi, forconi: la terra si prende con la legge e con l’indennizzo, o non si prende — il rispetto nel nome vale anche per i marchesi | Nessuno |
Il precedente di casa: Pietro Leopoldo
Il Granducato di Toscana ha già avuto un sovrano che scelse le riforme al posto della forza: Pietro Leopoldo, che nel 1786 abolì per primo al mondo la pena di morte e la tortura. Ai grandi proprietari il libro propone di stare dalla stessa parte della storia: essere i Lorena di questa riforma, non i suoi ostacoli. Tra cent’anni, i nomi sui cancelli delle tenute-bene-comune saranno ricordati; quelli sugli atti di esproprio, dimenticati.
I conti dell’operazione
Stima: se metà della grande proprietà sceglie il Patto del Custode, un quarto l’uscita in valuta e un quarto arriva all’esproprio, l’esborso in valuta è di ~1,5–2 miliardi spalmati su 10 anni — dentro la capienza del surplus (Tavola 16). In cambio il Granducato ottiene la terra per i 500 km² di orti, le 60.000 case e l’agricoltura comune. E gli strumenti per partire esistono già: l’Ente Terre Regionali e la Banca della Terra toscana raccolgono da anni i terreni pubblici e abbandonati da riassegnare a chi li coltiva.
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La regola delle regole: migliorabile sempre, snaturabile mai
Ogni utopia che ha fallito è morta allo stesso modo: non uccisa dai nemici, ma svuotata dagli amministratori — un emendamento alla volta, finché del nome restava solo il nome. Per questo il Granducato scrive nella sua carta fondativa la regola delle regole: il modello si può e si deve migliorare per sempre, ma non potrà mai essere snaturato né usato per profitto personale. Solo per la collettività, in equilibrio.
Il nucleo che nessun voto può abolire
Cinque pietre, ineliminabili finché il Granducato esiste: 1) le due garanzie — tetto e tre pasti — per chiunque; 2) niente denaro né rendita dentro i confini; 3) la tessera si ottiene solo col contributo (con le tutele per chi non può); 4) nessuna attesa oltre le 4 settimane; 5) il Vetro sempre acceso. Se una maggioranza volesse davvero abolirle, non starebbe modificando il Granducato: lo starebbe chiudendo — e allora la carta impone di dirlo con onestà, sciogliere il progetto e restituirgli il vecchio nome di Toscana. Nessuno erediterà il nome del Granducato per farci un’altra cosa.
Il collaudo anti-snaturamento
Ogni proposta di modifica — dal Registro delle Critiche ai referendum — passa un collaudo in tre domande, pubblicato sul Vetro prima del voto: reintroduce una rendita, un accumulo o un privilegio? Fa cadere qualcuno sotto le garanzie? Concentra potere sottraendolo a sorteggi, rotazioni e trasparenza? Un solo “sì” e la proposta non arriva alle urne come modifica: può arrivarci solo dichiarandosi per ciò che è — una proposta di scioglimento, col quorum dei tre quarti in due referendum a due anni di distanza.
Divieto di profitto personale, ovunque
Nessuno potrà mai trarre profitto personale dal Granducato: non dalle cariche (stessa tessera per tutti, incarichi a rotazione, zero indennità), non dai dati della tessera (invendibili per legge, a chiunque, per sempre), non dal modello stesso — che è pubblicato con licenza libera: chiunque al mondo può copiarlo, adattarlo e usarlo, nessuno può rivenderlo, brevettarlo o chiuderlo a scopo di lucro. Vale anche per gli autori di questo libro: se il Granducato nascerà, non ci devono un centesimo — ci devono, al massimo, un orto.
I Custodi della Carta
A vegliare sul nucleo, 21 Custodi sorteggiati tra i cittadini (7 rinnovati ogni anno, mai rieleggibili, affiancati da giuristi senza diritto di voto): esaminano ogni proposta col collaudo delle tre domande, e le loro motivazioni sono pubbliche parola per parola. Non governano nulla e non propongono nulla: fanno solo da serratura. Perché l’equilibrio della collettività non si difende una volta — si difende ogni anno, per sempre, come si pota una vigna.
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Carta del Granducato Toscano del Rispetto, del Contributo e dell’Amore
Noi, gente di Toscana, stanchi di guerre, soprusi, differenze e cattiverie, e convinti che il modo migliore per protestare sia progettare, ci diamo questa Carta: non per fondare un paradiso, ma per costruire una casa dove nessuno abbia paura del domani.
Titolo I · Le fondamenta
Art. 1. Il Granducato è una comunità senza denaro, fondata sul rispetto, sul contributo e sull’amore. La sovranità appartiene ai cittadini, che la esercitano per referendum, nelle zone e nelle sottozone.
Art. 2. Ogni persona presente sul territorio, chiunque sia e comunque sia arrivata, ha diritto incondizionato a un tetto e a tre pasti al giorno: colazione, pranzo e cena. Nessuna legge, emergenza o colpa può sospendere questo articolo.
Art. 3. Dentro i confini non circola denaro. Sono vietati la rendita, l’accumulo, l’interesse e il vivere del bisogno altrui. La ricchezza del Granducato si misura in tempo libero, salute e fiducia.
Art. 1-bis. Il Granducato ratifica e fa proprie integralmente la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Parigi, 1948), la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (Roma, 1950) con i suoi Protocolli, i Patti Internazionali del 1966 resi esecutivi in Italia dalla legge 881/1977, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (Nizza, 2000-2007) e la Carta Europea dei Diritti dell’Uomo nella Città (Venezia, 2002). Esse sono parte integrante di questa Carta, sono affisse in ogni scuola, emporio e Casa della Salute, e costituiscono il pavimento sotto il quale nessuna regola, modifica o interpretazione del Granducato potrà mai scendere: dove una nostra norma tutelasse meno, prevale la carta internazionale e la nostra norma è nulla.
Titolo II · Il contributo e la tessera
Art. 4. Ogni adulto contribuisce con 4 ore di lavoro utile al giorno, fino a 6 nella transizione. La cura di figli, anziani e fragili è contributo pieno. Sono esentati i minori, gli studenti, chi ha compiuto 65 anni o donato 40 anni di ore, e chi non può: la loro tessera è garantita.
Art. 5. La tessera dà accesso a tutti i beni e servizi. Verifica il diritto, mai la vita: i suoi dati sono anonimi per la pianificazione, invendibili per legge e inutilizzabili per sorvegliare o punire i comportamenti.
Art. 6. Nessuna attesa può superare le 4 settimane: né per un bene, né per una visita. Le liste sono pubbliche, cieche e cronologiche; i beni essenziali non vanno mai in coda. Ogni coda che sfiora la soglia sposta automaticamente ore e mezzi su di sé.
Titolo III · La casa, la terra, il cibo
Art. 7. La casa in cui vivi è tua dal primo giorno: mutui e affitti si spengono col denaro. Ogni famiglia ha diritto a una casa e a un orto; nessuna casa si perde per un atto amministrativo. Chi resta senza ha un alloggio ponte lo stesso giorno.
Art. 8. La terra è bene comune. Si conferisce con il Patto del Custode, che conserva a chi dona la direzione, la casa e il nome sul cancello; si vende in valuta a chi parte; si espropria solo per legge, con indennizzo e giudice terzo, mai col buio e mai coi forconi.
Art. 9. I parchi e i viali danno frutta e ortaggi a libera raccolta. Gli imballaggi usa e getta sono vietati: contenitori e buste sono riutilizzabili, l’organico torna alla terra, gli oggetti si riparano prima di sostituirsi. La spazzatura è un errore di progettazione, non un destino.
Titolo IV · I servizi
Art. 10. Cure, farmaci, scuola senza voti e per tutta la vita, trasporti, energia — rinnovabile come obiettivo e vanto —, acqua e connessione sono beni comuni gratuiti, pagati con le ore di tutti. L’obiettivo dichiarato della sanità è avere sempre meno pazienti, mai meno cura.
Titolo V · Gli scambi e le porte
Art. 11. Il denaro sopravvive solo alla frontiera, nelle mani dell’Ufficio Scambi, che vende il nostro lavoro e compra ciò che ci manca. Ogni suo contratto è pubblico sul Vetro, riga per riga. Le scorte coprono sei mesi; nessun bene critico dipende da un solo fornitore o da un solo Paese; la fame non è mai un’arma, nemmeno contro chi la userebbe con noi.
Art. 12. Chi arriva è accolto in pace e in equilibrio: le garanzie dell’articolo 2 non chiedono il passaporto. Gli ingressi seguono le case pronte e le ore richieste, con numeri pubblici; chi fugge da guerra o persecuzione è fuori da ogni quota; chi vuole andarsene parte libero, sempre.
Titolo VI · La democrazia di vetro
Art. 13. Le decisioni si prendono al livello più vicino a chi le vive. Ogni cittadino può proporre un referendum con le firme del 5% della propria zona, e depositare obiezioni nel Registro delle Critiche, che riceve risposta pubblica entro 30 giorni.
Art. 14. Gli incarichi sono a rotazione, sorteggiati dove possibile, mai rinnovabili oltre i limiti, senza indennità né privilegio alcuno: chi serve il Granducato ha la stessa tessera di tutti. Il Vetro non si spegne mai.
Art. 15. Vigilano, senza governare: i Controllori Civici agli sportelli, i 500 revisori sorteggiati sui conti, i 21 Custodi della Carta su queste pagine. Chi controlla è a sua volta controllato.
Titolo VII · La giustizia
Art. 16. La pena è certa, uguale per tutti e mai disumana: nelle prigioni entrano sempre psicologi, medici e interpreti, mai il sovraffollamento. Ogni condanna ripara il danno in ore. Il dissenso è sacro; il sabotaggio del bene comune è il reato più grave. La pena di morte e la tortura restano abolite per sempre, come volle Pietro Leopoldo prima di chiunque al mondo.
Titolo VIII · Il nucleo e il futuro
Art. 17. Tutto in questa Carta si può migliorare per referendum, superato il collaudo delle tre domande: la modifica reintroduce rendita, accumulo o privilegio? Fa cadere qualcuno sotto le garanzie? Concentra potere sottraendolo alla trasparenza? Un solo sì, e non è una modifica.
Art. 18. Gli articoli 2, 3, 5, 6 e il Vetro sono il nucleo intoccabile: nessun voto può abolirli. Chi volesse farlo può solo proporre lo scioglimento del Granducato — dichiarandolo con questo nome, con i tre quarti dei voti in due referendum a due anni di distanza. Il Granducato si può chiudere; non si può svuotare.
Art. 19. Nessuno trarrà mai profitto personale dal Granducato: non dalle cariche, non dai dati, non da questo modello, che appartiene all’umanità con licenza libera — copiabile da chiunque, vendibile da nessuno. Vale per tutti, autori di questa Carta compresi.
Art. 20. Questa Carta entra in vigore col referendum fondativo e si misura solo nei fatti: se un giorno il rispetto, il contributo o l’amore dovessero mancare nelle sue applicazioni, la Carta è tradita, chiunque la reciti. Chi legge non è un suddito né uno spettatore: è un coautore, e la critica che porta è già un mattone.
Dato in Toscana, nell’anno in cui abbiamo deciso di fare i conti di un mondo gentile.
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I diritti che non abbiamo inventato noi
Il Granducato non inventa diritti nuovi: prende sul serio quelli che il mondo ha già scritto e quasi mai mantenuto. Le cinque carte qui sotto sono ratificate integralmente dalla Carta Fondativa (art. 1-bis) e ne costituiscono il limite invalicabile: nessun articolo del Granducato può essere interpretato o modificato in modo da offrire una tutela inferiore a quella che esse garantiscono già oggi a ogni essere umano.
1 · Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Parigi, 10 dicembre 1948. Dichiara che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti; riconosce a ognuno il diritto alla sicurezza sociale, al lavoro liberamente scelto, al riposo e a una ragionevole limitazione dell’orario di lavoro, a un tenore di vita sufficiente a garantire salute e benessere — alimentazione, vestiario, abitazione e cure mediche — e all’istruzione gratuita.
2 · Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo
Roma, 4 novembre 1950. Tutela il diritto alla vita, vieta in assoluto la tortura e i trattamenti inumani o degradanti, garantisce libertà e sicurezza personale, equo processo, vita privata, libertà di espressione, riunione e associazione, e vieta ogni discriminazione. Con i suoi Protocolli abolisce la pena di morte e protegge istruzione, proprietà e libertà di circolazione.
3 · Legge 881/1977 — i Patti di New York
Ratifica italiana dei due Patti internazionali del 1966. Il Patto sui diritti economici, sociali e culturali riconosce il diritto al lavoro in condizioni giuste e favorevoli, alla sicurezza sociale, a un livello di vita adeguato — con il diritto fondamentale di ogni individuo a essere al riparo dalla fame — alla salute fisica e mentale, all’istruzione e alla vita culturale. Il Patto sui diritti civili e politici garantisce libertà, partecipazione e uguaglianza davanti alla legge.
4 · Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE
Nizza, 7 dicembre 2000; valore di trattato dal 2007. Dignità, integrità della persona, divieto di tortura, non discriminazione, diritti degli anziani e delle persone con disabilità, condizioni di lavoro giuste ed eque con limitazione della durata massima, sicurezza sociale e assistenza abitativa a chi non dispone di risorse sufficienti, protezione della salute e dell’ambiente, buona amministrazione e accesso ai documenti.
5 · Carta Europea dei Diritti dell’Uomo nella Città
Saint-Denis 2000 — Venezia, dicembre 2002. La più vicina al nostro impianto: afferma il diritto alla città come spazio collettivo, la cittadinanza locale a chi vi abita, la democrazia partecipativa e di prossimità, i servizi pubblici vicini a casa, l’alloggio, l’ambiente sano, la mobilità, il tempo libero e la sussidiarietà — le decisioni prese al livello più vicino a chi le vive.
Perché ratificarle davvero cambia tutto
Sono già in vigore in Italia e in Europa, e ogni giorno restano lettera morta per chi dorme in strada o salta un pasto. Il Granducato non chiede nuovi diritti: chiede di finanziarli con le ore di tutti invece che con la buona volontà. Il tetto e i tre pasti dell’articolo 2 non sono una nostra invenzione generosa: sono l’attuazione letterale della Dichiarazione del 1948.
Ogni regola del Granducato ha già una radice
| Regola del Granducato | Dove è già scritta nel mondo |
|---|---|
| Un tetto per ognuno (art. 2, 7) | DUDU art. 25 (abitazione) · Patto 1966 art. 11 (alloggio adeguato) · Carta di Nizza art. 34 (assistenza abitativa) · Carta di Venezia (diritto all’alloggio e alla città) |
| Tre pasti al giorno (art. 2) | DUDU art. 25 (alimentazione) · Patto 1966 art. 11 (essere al riparo dalla fame) |
| 4 ore di lavoro (art. 4) | DUDU art. 23-24 (lavoro liberamente scelto, riposo, ragionevole limitazione dell’orario) · Patto 1966 art. 7 · Carta di Nizza art. 31 (durata massima del lavoro) |
| Cure gratuite entro 4 settimane (art. 6, 10) | DUDU art. 25 · Patto 1966 art. 12 (salute fisica e mentale) · Carta di Nizza art. 35 |
| Scuola senza voti, a vita (art. 10) | DUDU art. 26-27 · Patto 1966 art. 13 e 15 · CEDU Protocollo 1 art. 2 |
| Tessera garantita a fragili e anziani (art. 4) | DUDU art. 22 e 25 · Patto 1966 art. 9 · Carta di Nizza art. 25-26 e 34 |
| Prigioni con medici, psicologi e interpreti (art. 16) | CEDU art. 3 (divieto assoluto di trattamenti inumani o degradanti) e art. 6 (equo processo, assistenza dell’interprete) · Carta di Nizza art. 4 |
| Referendum di zona e sottozona (art. 13) | Patto 1966 sui diritti civili (partecipazione) · Carta di Venezia (democrazia di prossimità e sussidiarietà) |
| Il Vetro, trasparenza totale (art. 11, 14) | Carta di Nizza art. 41-42 (buona amministrazione e accesso ai documenti) · CEDU art. 10 (libertà di informazione) |
| Porte aperte a chi arriva (art. 12) | DUDU art. 1-2 e 14 · CEDU art. 14 (non discriminazione) · Carta di Venezia (cittadinanza locale a chi abita la città) |
| Verde, orti e ambiente sano (art. 9) | Carta di Nizza art. 37 (tutela dell’ambiente) · Carta di Venezia (ambiente e urbanistica armoniosa) |
| Nessun diritto in meno | Se una regola del Granducato dovesse mai offrire meno tutela di queste carte, prevale la carta — e la regola è nulla |
Riferimenti sintetici a scopo divulgativo: il testo integrale delle cinque carte è allegato alla Carta Fondativa e pubblicato sul Vetro in versione integrale e in versione a lettura facilitata.
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E le tasse allo Stato italiano?
La Tavola 1 dice “niente tasse” dentro il Granducato. Ma la Toscana resta in Italia e in Europa: qualcosa allo Stato va pagato. Questo è il calcolo più delicato di tutto il libro — e il più scomodo.
1 · Quanto versa oggi la Toscana
| Prelievo | Stima annua | Note |
|---|---|---|
| Contributi previdenziali e assistenziali (INPS) | ~17 mld € | La voce più grande: pagano le pensioni di oggi |
| IRPEF e addizionali | ~12 mld € | Il prelievo sui redditi da lavoro e pensione |
| IVA | ~9 mld € | Sui consumi: sparirebbe con i consumi in tessera |
| IRES e imposte sulle società | ~2,5 mld € | Utili d’impresa: nel Granducato non esistono più utili |
| IRAP | ~2,5 mld € | Finanzia gran parte della sanità regionale |
| Accise su carburanti ed energia | ~3 mld € | Cala con l’elettrificazione (Tavola 17) |
| Imposte locali (IMU, TARI, tributi comunali) | ~3,5 mld € | Finanziano comuni e rifiuti: nel modello sono servizi in ore |
| Altre imposte (bollo, registro, giochi, concessioni) | ~4 mld € | |
| Prelievo totale dalla Toscana | ~53,5 mld € | circa il 41% di un PIL regionale di ~130 mld |
2 · Quanto torna indietro oggi
| Spesa pubblica sul territorio toscano | Stima annua |
|---|---|
| Pensioni pagate ai toscani (~1 milione di pensionati) | ~19 mld € |
| Sanità regionale | ~8,5 mld € |
| Scuola e università statali | ~5 mld € |
| Enti locali, trasporti, servizi comunali | ~6 mld € |
| Quota di sicurezza, giustizia, difesa, funzioni nazionali | ~4 mld € |
| Altre spese e trasferimenti | ~3 mld € |
| Totale ricevuto | ~45,5 mld € |
3 · I tre scenari, con i numeri veri
| Scenario | Come funziona | Costo/anno | Sostenibile? |
|---|---|---|---|
| A · Anno 1 della transizione si paga tutto come oggi | Nel doppio binario l’euro circola ancora, gli stipendi esistono e le imposte si versano normalmente. Il Granducato non tocca nulla del fisco: cambia solo l’orario di lavoro | ~53,5 mld € (pagati dai redditi, come oggi) | ✓ Sì |
| B · Anni 2-3 l’euro esce, si versa il residuo fiscale | Senza redditi né consumi in euro, IRPEF, IVA e IRES non hanno più base imponibile. Il Granducato paga allo Stato una somma unica annuale pari al residuo fiscale, in valuta dall’Ufficio Scambi, e si accolla internamente sanità, scuola, enti locali e pensioni | ~8 mld € | ⚠ Al limite |
| C · A regime si paga solo l’indivisibile | Il Granducato produce da sé tutti i servizi che riceveva; allo Stato resta la quota di difesa, giustizia, ordine pubblico nazionale e servizio del debito | ~10 mld € | ✗ Non con la sola valuta |
| Il nodo è aritmetico: la valuta netta è ~25 mld, l’import essenziale ne assorbe ~16,3. Restano ~8,7 mld. Pagare 8-10 miliardi allo Stato azzererebbe il surplus — cioè pannelli solari, scorte e riserva | |||
Quattro vie d’uscita, da negoziare e votare:
Tutte le cifre sono stime di ordine di grandezza costruite applicando alla Toscana (~7% del PIL italiano) i dati nazionali di entrate tributarie, contributive e di spesa pubblica. Servono a dimensionare il problema, non a compilare una dichiarazione: il conto esatto lo farebbero la Ragioneria dello Stato e la Regione nell’Anno 0.
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Quante mani servono per ospedali, pompieri, strade e case
Rifacciamo il conto dei servizi pubblici partendo dalla regola che cambia tutto: con turni da 4 ore, un servizio attivo 24 ore su 24 ha bisogno di 6 squadre al giorno invece di 3. Dove serve presidio continuo il fabbisogno di persone raddoppia; dove il lavoro è diurno, resta quasi invariato. Ecco il conto onesto, servizio per servizio.
| Servizio pubblico | Addetti oggi | Contributori nel Granducato | Perché |
|---|---|---|---|
| Sanità e cura | ~70.000 | 180.000 | Turni h24 raddoppiati, ma soprattutto entrano nel conto i 100.000 tra assistenza domiciliare e familiari che curano: oggi lavoro invisibile e gratuito, domani ore piene sulla tessera |
| Forze dell’ordine e polizia locale | ~25.000 | ~22.000 | I reati patrimoniali (furti, truffe, spaccio, riciclaggio) crollano col denaro: −50% di domanda. Ma il presidio h24 richiede il doppio delle persone. I due effetti quasi si annullano |
| Vigili del fuoco e soccorso | ~2.600 permanenti + volontari | ~9.000 | È il caso limite: copertura continua in 6 turni da 4 ore, più squadre di prevenzione incendi boschivi tutto l’anno. Più che triplicato — ed è giusto così |
| Giustizia, carceri, controllori civici | ~6.000 | ~14.000 | Meno detenuti (~2.000) ma custodia h24 in turni corti, più i 6.000 della giustizia e gli 8.000 Controllori Civici della Tavola 28 |
| Strade, ponti, manutenzione | ~8.000 | ~14.000 | Si passa dalla manutenzione d’emergenza a quella preventiva continua su ~40.000 km di strade: costa più ore ma evita i crolli |
| Illuminazione pubblica e reti | ~2.000 | ~4.000 | ~700.000 punti luce portati tutti a LED: il consumo scende da ~400 a ~150 GWh l’anno, ma l’installazione e la manutenzione capillare richiedono più mani |
| Giardinieri pubblici e verde commestibile | ~4.000 | 60.000 | Il salto più grande: 370.000 alberi da frutto, orti di quartiere, parchi e boschi curati. Non è un costo, è la dispensa della regione |
| Muratori pubblici (le case per chi non ce l’ha) | ~0 (nessun cantiere pubblico) | 25.000 | 60.000 case con orto in 10 anni = 6.000 case l’anno. A ~4 contributori-anno per casa (con turni da 4 ore) servono ~24.000 persone tra muratori, carpentieri, impiantisti e cave |
| Scuola e formazione a vita | ~70.000 | 120.000 | Classi più piccole, laboratori aperti a ogni età, doppio turno pomeridiano |
| Trasporto pubblico gratuito | ~12.000 | ~24.000 | Più corse, più linee nelle aree interne, turni di guida dimezzati (e molto più sicuri) |
| Acqua, rifiuti, energia pubblica | ~14.000 | ~60.000 | Include i 7.000 degli hub di lavaggio, i 5.000 del compost e i 15.000 installatori solari delle Tavole 12 e 17 |
| Totale servizi pubblici | ~213.000 | ~532.000 | il 26% dei 2,05 milioni di contributori |
Stime costruite su organici pubblici toscani noti (SSR, forze dell’ordine, VVF, enti locali, TPL) riparametrati sulla giornata da 4 ore e sui servizi nuovi introdotti dal modello. Come sempre: ordini di grandezza per ragionare, non dati di bilancio.
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Le 44 cooperative di comunità della Toscana
La Toscana è la regione italiana con più cooperative di comunità, e la prima d’Italia è nata qui (il Teatro Povero di Monticchiello). Sono cittadini che gestiscono insieme l’ultima bottega del paese, la scuola chiusa, i sentieri, i servizi agli anziani — e reinvestono tutti gli utili in beni comuni. Micro-Granducati che già funzionano, e i primi interlocutori da contattare.
| Cooperativa | Dove | Cosa fa | Contatto / pagina |
|---|---|---|---|
| L’Emancipatrice | Acone (Pelago) (FI) | Cooperativa storica del paese della Resistenza: presidio sociale e culturale di frazione | coopdicomunita.toscana.it/-/l-emancipatrice |
| La C.I.A. – Cultura Innovazione Ambiente | Palazzuolo sul Senio (FI) | Prima cooperativa di comunità della provincia di Firenze: turismo lento, borghi rurali, chiese di campagna, percorsi con le scuole | coopdicomunita.toscana.it/-/cooperativa-di-comunita-la-c-i-a-cultura-innovazione-ambiente-societa-cooperativa-ar-l- |
| La Compagnia di Marronbugio | San Godenzo (FI) | Filiera del marrone, castagneti e prodotti del bosco | coopdicomunita.toscana.it/-/la-compagnia-di-marronbugio |
| Cooperativa di consumo La Libertà | Viaccia (Prato) (PO) | Storica cooperativa di consumo di quartiere (‘Viaccia resiste’) | coopdicomunita.toscana.it/-/viaccia-resiste |
| Cooper Pracchia | Pracchia (Pistoia) (PT) | Ex scuola ed ex stazione ferroviaria recuperate, unica bottega alimentare del paese salvata, sentieri e attività culturali | coopdicomunita.toscana.it/-/cooper-pracchia-societa-cooperativa-di-comunita |
| Cooperativa di comunità di Sorana | Sorana (Pescia) (PT) | Spaccio, punto ristoro, sala per le riunioni del paese, punto internet, orto di paese, colonie estive e accoglienza anziani | coopdicomunita.toscana.it (sezione Pistoia) |
| Le Lari | Prataccio (Marliana) (PT) | Presidio della montagna pistoiese | coopdicomunita.toscana.it/-/le-lari-1 |
| Calafata | Lucca (LU) | Cooperativa di comunità urbana: lavoro e inclusione | coopdicomunita.toscana.it/-/calafata-1 |
| Centro Culturale Compitese | Pieve di Compito (Capannori) (LU) | Attivo dal 1976: bar-ristorante a filiera corta, supporto alimentare, accoglienza diffusa, inserimento lavorativo di persone svantaggiate | coopdicomunita.toscana.it/-/centro-culturale-del-compitese-societa-cooperativa |
| Cooperativa Sviluppo e Futuro Levigliani | Levigliani (Stazzema) (LU) | Gestione della grotta turistica Antro del Corchia e delle miniere: turismo di comunità sulle Apuane | antrocorchia.it · coopdicomunita.toscana.it/-/cooperativa-sviluppo-e-futuro-levigliani-a.r.l. |
| Cooperativa di comunità di Fabbriche di Vergemoli | Fabbriche di Vergemoli (LU) | Albergo diffuso, ostello, bottega, legname, farmaci a domicilio, trasporti; gestione di Palazzo Roni e del teatrino | coopdicomunita.toscana.it (sezione Lucca) |
| Filicaia Vive | Filicaia (Camporgiano) (LU) | Presidio e servizi del borgo garfagnino | coopdicomunita.toscana.it/-/filicaia-viva |
| Il Girasole | Lido di Camaiore (LU) | Servizi di comunità sulla costa versiliese | coopdicomunita.toscana.it/-/il-girasole |
| La Fortezza | San Romano in Garfagnana (LU) | Nata in piena pandemia: gestione della fortezza e servizi al borgo | coopdicomunita.toscana.it/-/la-fortezza |
| La Torre Verni | Verni (Gallicano) (LU) | V.E.R.N.I. = Vitalizzazione, Economia, Resilienza, Natura, Innovazione. Filiera agricola e pastorale, albergo diffuso, ripresa della lavorazione della seta, Ecomuseo delle Alpi Apuane | coopdicomunita.toscana.it/-/cooperativa-di-comunita-la-torre-verni-per-il-presidio-montano-societa-cooperativa |
| Sopra la Penna | Lucignana (Coreglia Antelminelli) (LU) | La libreria di paese che ha fatto notizia in tutta Italia, in un borgo di 180 abitanti | sopralapenna.it · coopdicomunita.toscana.it/-/sopra-la-penna |
| Alter Eco | Equi Terme (Fivizzano) (MS) | Rete ospitale di comunità tra Parco delle Apuane e dell’Appennino, escursioni in e-bike, servizi digitali | coopdicomunita.toscana.it/-/alter-eco-societa-cooperativa |
| Cooperativa di comunità di Mulazzo | Mulazzo (MS) | Farmaci e spesa a domicilio per gli anziani, servizi museali e turistici, gestione immobili | coopdicomunita.toscana.it (sezione Massa-Carrara) |
| Cooperativa di comunità di Zeri | Zeri (MS) | Filiera dell’agnello zerasco, semine antiche di grano e mais, castagneti, lotta al dissesto (circolo ACLI don Adriano Filippi) | coopdicomunita.toscana.it (sezione Massa-Carrara) |
| Filo&Fibra | Lunigiana (MS) | Filiera della lana e delle fibre naturali | coopdicomunita.toscana.it/-/filo-fibra |
| La Guinadese | Guinadi (Pontremoli) (MS) | Fondata nel 1919. Emporio, cucina dei testaroli, ambulatorio per i medici di base, ritiro ricette e farmaci, prenotazioni online, palestra per la terza età. Progetti con Slow Food e ONU | coopdicomunita.toscana.it/-/la-guinadese-societa-cooperativa |
| Medicea | Fivizzano (MS) | Albergo diffuso su oltre 90 appartamenti inutilizzati, commercio di vicinato, Ecomuseo territoriale | coopdicomunita.toscana.it/-/medicea-societa-cooperativa-di-comunita-ar.l. |
| Sassalbo Economia Solidale | Sassalbo (Fivizzano) (MS) | Economia solidale di borgo nel Parco dell’Appennino | coopdicomunita.toscana.it/-/sassalbo-economia-solidale-1 |
| Sigeric | Filattiera (MS) | Servizi per la via Francigena, bike center e noleggio, guide del territorio | sigeric.it · coopdicomunita.toscana.it/-/sigeric |
| Torrano Domani | Torrano (Pontremoli) (MS) | Rinascita del borgo e servizi ai residenti | coopdicomunita.toscana.it/-/torrano-domani |
| Cooperativa di comunità di Villamagna | Villamagna (Volterra) (PI) | Recupero del panificio storico del pane tipico, energeticamente autonomo con fotovoltaico e pellet autoprodotto; utili reinvestiti in servizi agli anziani | coopdicomunita.toscana.it (sezione Pisa) |
| Terrantica | Pastina (Santa Luce) (PI) | Polo ambientale didattico sul lago di Santa Luce, turismo naturalistico e servizi | coopdicomunita.toscana.it/-/terrantica-societa-cooperativa-di-comunita |
| Comunità della Vallesanta | Corezzo (Chiusi della Verna) (AR) | Filiera del tortello della Lastra: dai campi al laboratorio comunale fino alla tavola | coopdicomunita.toscana.it/-/comunita-della-vallesanta-societa-cooperativa |
| Montagna Cortonese | Monte Ginezzo (Cortona) (AR) | Brand della montagna sostenibile, incubatore di progetti agricoli ed energetici, app per vendere i prodotti di montagna | coopdicomunita.toscana.it (sezione Arezzo) |
| Compagnia Popolare del Teatro Povero di Monticchiello | Monticchiello (Pienza) (SI) | La prima cooperativa di comunità d’Italia. Autodramma del paese dal 1967; ciclofficina di bici elettriche con lavoro per persone con invalidità | teatropovero.it · coopdicomunita.toscana.it/-/compagnia-popolare-del-teatro-povero-di-monticchiello-societa-cooperativa |
| Cooperativa della lana di San Casciano dei Bagni | San Casciano dei Bagni (SI) | Cooperativa prevalentemente femminile: economia circolare della filiera della lana, dalla produzione alla vendita, nella ex scuola | coopdicomunita.toscana.it (sezione Siena) |
| Cooperativa di comunità di Campiglia d’Orcia | Campiglia d’Orcia (Castiglione d’Orcia) (SI) | Albergo diffuso, spazio culturale nel centro storico, verde e servizi domiciliari agli anziani; promossa da giovani volontari | coopdicomunita.toscana.it (sezione Siena) |
| I Cinque Archi | Ponte d’Arbia (Monteroni d’Arbia) (SI) | Servizi di comunità lungo la via Francigena | coopdicomunita.toscana.it/-/i-cinque-archi |
| Il Feudo | Murlo (SI) | Valorizzazione del borgo etrusco e servizi ai residenti | coopdicomunita.toscana.it/-/il-feudo |
| Parco Vivo | Vivo d’Orcia (Castiglione d’Orcia) (SI) | Parco delle Sorgenti del ‘paese dell’acqua’, ostello nelle ex scuole; fondata da cinque famiglie residenti | coopdicomunita.toscana.it/-/parco-vivo-societa-cooperativa |
| Pro Contignano | Contignano (Radicofani) (SI) | Presidio del borgo, servizi e attività culturali | coopdicomunita.toscana.it/-/pro-contignano |
| Radicando | Radicondoli (SI) | Sviluppo locale e servizi in area geotermica | coopdicomunita.toscana.it/-/radicando |
| Vivi Petroio | Petroio (Trequanda) (SI) | Albergo diffuso, bar-spaccio salvato, coworking, Museo della terracotta. Vi hanno aderito 149 persone: metà paese | coopdicomunita.toscana.it/-/cooperativa-di-comunita-vivi-petroio-societa-cooperativa |
| Biofan | Monticello Amiata (Cinigiano) (GR) | Castagna IGP dell’Amiata a km 0, prodotti biologici e salutistici | coopdicomunita.toscana.it/-/biofan-societa-cooperativa |
| Cooperativa di comunità di Castell’Azzara | Castell’Azzara (GR) | Progettazione partecipata, manutenzione sentieri, hotspot comunale e servizi digitali alla persona | coopdicomunita.toscana.it (sezione Grosseto) |
| Davide Lazzaretti | Roccalbegna (GR) | Comune di 950 abitanti su 124 km²: servizi e valorizzazione dell’alta valle dell’Albegna | coopdicomunita.toscana.it/-/davide-lazzaretti |
| Il Borgo | Montelaterone (Arcidosso) (GR) | Circolo del borgo (250 abitanti) trasformato in spaccio, bar, Bottega della salute, postazione digitale e servizi agli anziani | coopdicomunita.toscana.it/-/cooperativa-di-comunita-il-borgo |
| Laudato Sì | Isola del Giglio (GR) | Agricoltura ‘eroica’, frantoio sociale, recupero oliveti abbandonati, pesca tradizionale e mensa sociale d’inverno | coopdicomunita.toscana.it (sezione Grosseto) |
| San Giovanni delle Contee | Sorano (GR) | Osteria e bar riaperti, edicola, infopoint, centro culturale del paese | coopdicomunita.toscana.it/-/san-giovanni-delle-contee-societa-cooperativa-di-comunita |
Per contattarle tutte insieme: portale regionale coopdicomunita.toscana.it (sezione “I progetti sostenuti”), con la scheda e i recapiti di ognuna. Ufficio di riferimento: Settore Politiche di sostegno alle imprese, Regione Toscana — collaboratoscana@regione.toscana.it, tel. 055 4384896, via L. Giordano 13/15, Firenze. Esiste anche la rete regionale “Borghi Futuri”.
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Comunità senza denaro, ecovillaggi, fabbriche recuperate, terra e energia condivisa
Fuori dal circuito delle cooperative, la Toscana ospita le esperienze italiane più radicali — comprese due che vivono letteralmente senza denaro da decenni.
| Realtà | Dove | Cosa pratica già | Contatto / sito |
|---|---|---|---|
| Nomadelfia | Grosseto | Nessun denaro, nessuna proprietà privata, nessuno stipendio, voti aboliti a scuola. ~300 persone dal 1954: il precedente più vicino al Granducato | nomadelfia.it |
| Popolo degli Elfi | Sambuca Pistoiese e Avalon (Monsummano) | 40+ anni, ~150 persone, cassa comune per i bisogni di tutti, contributo spontaneo, scuola autogestita, autosufficienza | schede su ecovillaggi.it |
| Mondeggi Bene Comune | Bagno a Ripoli (FI) | 160 ettari pubblici autogestiti dal 2014, assemblea sovrana col metodo del consenso, ~400 persone adottano parcelle, scuola contadina gratuita | mondeggibenecomune.org |
| Ecovillaggio di Upacchi | Anghiari (AR) | Dal 1990: 17 case in bioedilizia, 70 ettari, ~12 famiglie, sorgente propria e fitodepurazione | scheda RIVE su ecovillaggi.it |
| Ecovillaggio Corricelli – ass. Basilico | Cantagallo (PO) | Autosufficienza energetica, 11 ettari, orto sinergico, capanne di paglia e yurta | scheda RIVE su ecovillaggi.it |
| Comunità di Monteforato | Appennino toscano | Decisioni orizzontali col metodo del cerchio, uguaglianza tra i membri | ecovillaggi.it |
| RIVE – Rete Italiana Villaggi Ecologici | rete nazionale con nodi toscani | La porta d’ingresso a tutti gli ecovillaggi: elenco aggiornato, raduni, formazione | ecovillaggi.it · italiachecambia.org |
| Collettivo di fabbrica ex GKN e coop. GFF | Campi Bisenzio (FI) | 1.829 giorni di presidio, prima ‘fabbrica socialmente integrata’ d’Italia, ~2 mln € di azionariato popolare, Festival di letteratura working class | insorgiamo.org |
| SOMS Insorgiamo | Campi Bisenzio (FI) | Società operaia di mutuo soccorso rinata attorno alla ex GKN: mutualismo contemporaneo | insorgiamo.org |
| Rete Semi Rurali | Scandicci (FI) | Custodia e libero scambio delle sementi contadine; scuola di agroecologia con Mondeggi | semirurali.net |
| Genuino Clandestino / Terra Bene Comune | rete, forte in Toscana | Movimento contadino per l’uso collettivo delle terre pubbliche: la campagna che ha generato Mondeggi | genuinoclandestino.it |
| Orti ETICI | Pisa (Univ. di Pisa, coop. Ponte Verde, az. Biocolombini) | Agricoltura sociale premiata a livello nazionale: inserimento lavorativo in azienda agricola vera | ortietici.it |
| Rete ASTER – Agricoltura Sociale Toscana | regionale | Partenariati tra aziende agricole, cooperative sociali ed enti locali per inclusione e terapia | agricolturasociale.toscana.it |
| Casa Ilaria | Montefoscoli, Palaia (PI) | Cooperativa sociale premiata al concorso nazionale ‘Coltiviamo Agricoltura Sociale’ | cooperativacasailaria.it |
| Comunità Energetiche Rinnovabili toscane | ~23 CER + 5 gruppi di autoconsumo | Energia condivisa senza logica di profitto tra cittadini, imprese e comuni: la Tavola 17 in scala di quartiere | bandi su sviluppo.toscana.it |
| Distretti di Economia Solidale e GAS | tutta la regione | Gruppi di acquisto solidale, filiere corte, prezzo giusto: l’antenato dell’emporio di sottozona | economiasolidale.net |
Priorità di contatto
1) Nomadelfia e Mondeggi — non per convincerli, ma per farsi correggere: chi vive senza denaro da settant’anni sa cose che nessun conto su carta può sapere. 2) Ex GKN e SOMS: pubblico, credibilità ed esperienza di crowdfunding. 3) Le cooperative di comunità con CER già attiva: i candidati naturali per il comune pilota. 4) RIVE, ARCI, Case del Popolo, GAS: i canali che portano il libro a decine di migliaia di persone già predisposte.
Avvertenza doverosa
Nessuna di queste realtà ha chiesto di comparire qui, non conosce il progetto e non lo condivide necessariamente. Sono citate con rispetto come esperienze reali da cui imparare: ogni contatto va preso con umiltà, portando domande prima che proposte. Dati raccolti da fonti pubbliche nel 2026: verificare sempre prima di scrivere, e segnalare le realtà mancanti — entreranno nella prossima edizione col nome di chi le ha segnalate.
«Il Granducato non è un’idea nuova: è la somma di cose che in Toscana funzionano già,
messe insieme e portate su scala.»
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semplicemente ci siamo rotti il cazzo delle guerre delle ingiustizie e delle teste di cazzo che governano e si lasciano governare.
Un consiglio dal libro
La Tavola 37 avverte che nei progetti aperti arrivano anche brigading e finto consenso. La strada più sicura è partire con “solo Editori”, e passare a “chiunque” quando c’è qualcuno che modera ogni giorno. La modalità aperta con la moderazione attiva è un buon compromesso.
Dunque i commenti resteranno aperti a chiunque fintanto che non si introfuleranno bot che vendono viagra o slot machine o gente che mina o boicotta o vuole ostacolare.
Aridunque ai partecipanti di quel meraviglioso pranzo e pomeriggio date un occhio e se vedete anomalie ditemelo.
Luca.